Gentili Dirigenti,
avevamo appreso che il Ministro aveva in programma un incontro ai primi di Marzo con i Soprintendenti ABAP dal titolo “Valorizzare la tutela. Le Soprintendenze uniche a due anni dalla

riforma”, incontro che è stato fissato per mercoledì 28 p.v. alla presenza però del solo Sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni. Ci fa piacere che finalmente, dopo tanta attenzione riservata al tema della valorizzazione e soprattutto ai grandi Musei e Aree Archeologiche, finalmente venga posto al centro il tema vitale della tutela con una riflessione sull’attività delle Soprintendenze a seguito della riforma.
Le domande che vengono poste a voi Soprintendenti sono tre:
– A quasi due anni dall’istituzione delle Soprintendenze uniche quale è stato il maggior problema risolto o avviato a soluzione?
– A quasi due anni dall’istituzione delle Soprintendenze uniche quale è stata la maggior soddisfazione (ad es. protocolli di intesa con enti e università, restauri importanti, pubblicazioni frutto delle ricerche condotte nelle Soprintendenze, utilizzo dell’Art Bonus, ecc.)?
– Come vedete il futuro della “tutela integrata”? Proposte.
1. A fronte dei numerosi problemi che la radicale riorganizzazione della struttura ministeriale ha
inevitabilmente comportato e che i nostri Uffici quotidianamente fronteggiano, con scarse risorse economiche e umane, per cercare di garantire comunque la tutela e per rispondere alle istanze dei cittadini, come funzionari archeologi operanti anche negli Uffici periferici ABAP rileviamo che, nel primo momento di confronto su queste tematiche, l’attenzione si concentri su un unico possibile problema risolto, invece che sulla globale situazione di difficoltà in cui versano gli Uffici. Speriamo dunque che questa possa essere l’occasione per parlare anche dei numerosi problemi non risolti, che rendono molto difficile la quotidiana attività di tutela.
In questa direzione, ci permettiamo di evidenziare almeno alcuni temi di carattere generale che riteniamo possano essere portati all’attenzione degli Organi centrali del Ministero:
– archivi, biblioteche, laboratori di restauro e magazzini: il “discioglimento” di numerosi uffici nelle nuove Soprintendenze uniche dislocate sul territorio (facciamo in particolare riferimento alle Soprintendenze Archeologia, ma il problema è comune a numerose altre ex soprintendenze di settore) attualmente comporta che gli archivi con la documentazione imprescindibile per la tutela, siano suddivisi tra più uffici diversi, ubicati in alcune Regioni a molte decine di chilometri di distanza dalla sede dei funzionari che dovrebbero utilizzarli. Lo stesso problema si rileva per servizi essenziali quali biblioteche, laboratori di restauro e magazzini per reperti archeologici.
– sedi dei nuovi uffici: la riforma ha dato vita a diversi uffici di nuova formazione, che solo ora
cominciano ad avere una vera e propria sede, spesso però costituita semplicemente da spazi
insufficienti ad ospitare e far funzionare Uffici così complessi e articolati come le Soprintendenze ABAP.

risorse: nonostante le disposizioni iniziali relative alla necessità di una riforma “a costo zero”, ad oggi la suddivisione degli uffici, con conseguenti spostamenti di personale, magazzini e laboratori come sopra indicato, sta comportando un consistente esborso economico, che rischia di andare a scapito delle attività di tutela, già ampiamente compresse per mancanza di adeguati finanziamenti.
– organico: ugualmente per numerose Soprintendenze uniche si evidenzia una fortissima carenza di organico, solo in parte coperta dalle nuove assunzioni per il personale tecnico-scientifico, e tuttora estremamente grave per il personale tecnico-amministrativo.
– rapporti con i Poli Museali: anche i funzionari archeologi dei Poli Museali operano in uffici costituiti nella totale carenza di figure professionali idonee a svolgere le attività di programmazione, progettazione, direzione lavori e RUP per i numerosi progetti in corso e di nuova attuazione. A tale carenza -solo in parte recentemente colmata dall’assunzione di nuovi funzionari- ha supplito il personale delle Soprintendenze, attivando collaborazioni e garantendo supporto tecnico-scientifico, con un aggravio di lavoro a fronte, in alcuni casi, di nessun riconoscimento da parte degli Uffici beneficiari.
– assegnazione delle pratiche e procedure amministrative: a due anni dalla riforma l’armonizzazione delle diverse competenze tecniche confluite nelle soprintendenze uniche è un obiettivo ancora molto lontano dall’essere realizzato. L’assegnazione delle pratiche ai funzionari segue criteri disomogenei nelle diverse ABAP, ciò spesso a discapito di uno dei diversi settori specialistici, con conseguente diminuzione del livello della tutela. Spesso questa situazione è andata a discapito soprattutto della tutela del patrimonio archeologico. Tuttavia, anche prescindendo dai problemi organizzativi interni, le persistenti differenze normative che contraddistinguono la tutela nei diversi settori disciplinari rendono estremamente difficile tale armonizzazione. In tal senso, evidenziamo la grave carenza di momenti di confronto (a livello locale e centrale) sulle problematiche connesse alle normative e alle procedure amministrative.
– Responsabili di Area Funzionale: l’introduzione dei R.A.F. non permette di sopperire in modo
efficace al superamento, imposto dalla riforma, dei Soprintendenti tecnici. Troppo diversi e
disomogenei sono i compiti assegnati ai R.A.F., né certamente riescono a garantire le attività
richieste dalle circolari ministeriali, oltre ai compiti di tutela territoriale a loro assegnati.
– utenza esterna: non si può tacere la grande confusione che ha generato nell’utenza esterna questa radicale trasformazione, seguita da un lungo periodo di assestamento tuttora in corso, con conseguenti gravi problemi di comunicazione che inevitabilmente hanno ricadute sull’attività di tutela.
– monitoraggi: le diverse attività di monitoraggio richieste da parte della Direzione Generale e dai Segretariati Regionali, rispecchiano solo una minima parte delle effettive attività svolte. Manca, ad esempio, ogni riferimento all’archeologia preventiva e ai procedimenti che derivano dalla pianificazione territoriale. Ogni procedimento di natura archeologica finisce indistintamente nel grande calderone dell’art. 21, dando così un quadro non completo sul lavoro delle Soprintendenze.
2. La seconda questione posta riguarda protocolli d’intesa con enti e università, restauri e pubblicazioni che hanno sempre fatto parte del lavoro delle Soprintendenze di settore e non sono certo una nuova possibilità introdotta dalla riforma. Più che soddisfazione, avvertiamo frustrazione per l’estrema difficoltà con la quale ormai si portano avanti questi progetti. Impegnati quotidianamente nel garantire la tutela con un lavoro più lungo e complesso per i problemi sopraelencati, oltre che per le attività imposte dai mutamenti della struttura ministeriale, come i passaggi dei beni ai nuovi uffici, ai funzionari viene di fatto sottratto il
tempo da dedicare a questa importante parte della propria attività professionale che rientra a pieno titolo nella missione delle Soprintendenze e che sta alla base di ogni seria attività di tutela

3. A fronte del quadro così delineato, resta quanto mai poco chiaro, nonostante i due anni ormai trascorsi dall’avvio della “fase due” della riforma, il futuro della “tutela integrata”. Sebbene tutti noi giornalmente investiamo le nostre energie per garantire al meglio il funzionamento delle nuove Soprintendenze, continua ad essere evidente come tale obiettivo sia destinato a restare molto lontano e assolutamente non funzionale alla tutela dei beni culturali, né tantomeno alla tanto auspicata celerità dei procedimenti. E questo non tanto, o almeno non solo, per la mancanza di massicci investimenti finalizzati all’adeguamento
degli Uffici, in termini di formazione del personale, ammodernamento delle infrastrutture informatiche e acquisizione di personale -non solo nei ruoli tecnico-scientifici, ma anche (e soprattutto) in quelli amministrativi-. Ci sembra evidente che la scelta sottesa alla riforma di inserire la tutela archeologica in un contesto più ampio, paesaggistico ed architettonico, ha nei fatti marginalizzato l’archeologia. Per questo auspichiamo che si restituisca all’archeologia una rappresentanza ministeriale reale, autorevole e specialistica che preservi il sistema di tutela sistematica del territorio e del diffuso patrimonio archeologico, faticosamente costruito nei decenni scorsi.

Roma, 23.03.2018 Archeologi Pubblico Impiego (API) – MiBACT
il Presidente, dott. Italo M. Muntoni