A New York l’orientalista italiano Giuseppe Tucci (1894-1984), esploratore e storico delle religioni, viene celebrato con una grande mostra quale salvatore della cultura

buddista (così mercoledì Federico Rampini). A Roma il Museo d’arte orientale, frutto anzitutto delle sue donazioni, valutate anni fa oltre 5 milioni di euro, e di vari enti, è stato sfrattato da Palazzo Brancaccio di via Merulana e giace nelle casse in attesa di venire riallestito all’EUR. Un divario inaccettabile di sensibilità.

Eppure al MiBACT non è mancato il tempo per trovare una soluzione positiva. Donatella Mazzei, l’instancabile madre-madrina di un Museo unico in Italia, ha invano perorato la causa di collezioni che spaziano dalle decorazioni afgane di seimila anni fa ai vasi cinesi di incomparabile raffinatezza, alle smaglianti ceramiche islamiche. L’affitto a Palazzo Brancaccio era di 400mila euro l’anno. All’EUR lo Stato ne dovrà pagare all’Inail 750mila dopo aver speso 10 milioni, pare, per attrezzare quei locali di vetrocemento. Che “pasticciaccio brutto”, ministro Franceschini.

 

Repubblica/Roma   3 Marzo 2018