“Se conoscerai te stesso, potrai ascendere al cielo; così fece Desiderio, il quale, pieno di spirito divino, adempiendo la legge innalzò un tempio a Dio, così da

ottenerne un frutto eterno”. “Conosci te stesso”: l’antico adagio iscritto sul tempo di Apollo a Delfi riappare, cristianizzato, sulla soglia del santuario di Sant’Angelo in Formis. Con continuità perfetta: visto che l’Arcangelo che uccide il dragone infernale è una delle reincarnazioni dell’Apollo Sauroctono, cioè appunto che uccide il drago.
Si spegne il secolo sgorgato dall’anno Mille quando Desiderio, l’abate che aveva giù ricostruito la gloriosa e sfortunata Montecassino, mette le mani sulla vecchia chiesa longobarda che sorge sul perimetro di tufo di un tempio dedicato a Diana. Il risultato finale è una basilica benedettina di bellezza strepitosa.Ancora oggi: nonostante il fraudolento degrado del territori, e la incredibile incapacità della nostra generazione di riparare ai danni strutturali che minacciano uno dei monumenti più importanti e affascinanti d’Italia.
“Se conoscerai  te stesso potrai ascendere al Cielo”: ma conosciamo davvero noi stessi? Abbiamo capito come e quanto profondamente dovremmo “convertirci”, che poi vuol dire cambiare strada, politica, priorità ? Impossibile non chiederselo mentre si cammina nella navata ombrosa, tra due filari di colonne che sembrano fusti d’albero da cui si innalzano fantastiche chiome dipinte, calpestando i pavimenti che già accolsero migliaia di pellegrini nel tempio di Diana, in una continuità che fa venire in mente le parole di Carlo Levi: “ogni nostra parola è intrisa  di religioni spente, e un volo di uccelli ci commuove perché in un altro tempo (altro, e tuttavia non mai finito), era stato un segno”. Se ci voltiamo, un enorme Giudizio universale che trascrive in mossa lingua vernacolare l’immota  maestà dei mosaici bizantini (e che ha valso alla Basilica il soprannome un po’ dozzinale, ma non eccessivo di Sestina del Medioevo) ci fa sentire ancor più colpevoli. Se ci guardiamo intorno, le scene della vita del Cristo ci mostrano – in forme che sono ancora romane antiche – l’eterno campionario di miseria e nobiltà dell’animo umano. Dal fondo un grande Cristo – in trono  sul cielo, la terra come sgabello – ci benedice, nel sibilo dei quattro animali mostruosi che simboleggiano gli evangelisti che gli volano intorno come droni preistorici.
Ce la faremo a salvare Sant’ Angelo in Formis ? “Se conoscerai te stesso…”.
Il Venerdì, 23 Febbraio 2018