La rabbia delle associazioni cittadine contro l’impoverimento del tessuto cittadino

Sottrarre un luogo pubblico per darlo ai privati è un crimine. È questa una delle tre

dichiarazioni sottoscritte dalle prime associazioni cittadine (oltre una quindicina) che ieri pomeriggio si sono riunite nella Sala San Leonardo per condividere i diversi percorsi avviati negli ultimi anni. Le altre sono che «chiunque sterilizzi per mezzo di ruoli amministrativi il ricco tessuto civico della città per ignavia o inerzia, con dolo e colpa, viola il suo mandato e abusa delle sue funzioni» e che «le comunità che riscoprono la loro città e ne ambiscono la gestione partecipata (. . .) hanno più credibilità di chi opera dall’alto» . Rabbia e orgoglio si sono fatti sentire nella voce dei rappresentanti che hanno ribadito che non ci sono giustificazioni per chi sfrutta la laguna (da Italia Nostra al Comitato Altro Lido), per chi vuole sottrarre gli spazi pubblici (dagli studenti del Comitato Gasometri che hanno voluto dire al sindaco che non sono stati strumentalizzati alle famiglie dell’ex Teatro Anatomico), per chi continua a trovare il modo di svendere spazi che in gran parte sono già di tutti. Insomma, percorsi diversi, ma accomunati dallo stesso obiettivo: tutelare gli spazi pubblici, dalle isole ai palazzi, dai privati e da quella politica che stanno togliendo ai residenti il ruolo di protagonisti nella loro città. L’incontro, moderato dagli autori del programma Frullatorio, Davide Angeli e Matteo Tonini, si è svolto dando cinque minuti di intervento a tutti, pena il rimprovero (ironico) di uno dei conduttori che, con una maschera da Batman, sgridava il portavoce. Il filo conduttore è stato la “Carta sul patrimonio pubblico e collettivo” scritta dalle associazioni che hanno partecipato, ma aperta anche a chi vuole unirsi (associazionepoveglia@gmail.com). Nel testo si parla del rischio che sempre di più corre la città, dallo spopolamento all’omologazione del tessuto del tessuto urbano e commerciale, e del ruolo dell’amministrazione che «non ha nessun freno normativo di fronte a questo appiattimento». Davanti a questo pericolo di rottura della comunità di veneziani, le associazioni hanno delle soluzioni che chiedono di essere ascoltate e messe in pratica. (v.m.)

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