Alle Segreterie Territoriali FP CGIL con preghiera di inoltro alle delegate e ai delegati FP CGIL Mibact

 

Care compagne e cari compagni,

Questa comunicazione per segnalarvi il DM inviato alla Corte dei Conti per la registrazione che modifica ambiti di Poli e Soprintendenze. Un documento che stranamente, ma non troppo, ha girato per i luoghi di lavoro, ma che a noi non è mai giunto per la prescritta informazione preventiva.

Il punto è che nelle premesse del decreto vi è riferimento ad una precedente informativa alle OO.SS., avvenuta a gennaio 2017, relativa ad una bozza di decreto che poi non ha mai avuto nessun esito. Pertanto, a differenza di quanto scritto, noi non abbiamo avuto alcuna informazione preventiva circa i contenuti di questo decreto e diffidiamo chiunque ad affermare il contrario. Per questo siamo di fronte ad un atto compiuto e noi attendiamo il testo finale registrato dalla Corte dei Conti per fare una valutazione del suo impatto ed anche per divulgarlo.

Ma certo questo rappresenta una furbizia inaccettabile ed una mancanza di rispetto verso le rappresentanze sindacali e verso i lavoratori: su questo vi alleghiamo la nota che abbiamo scritto alla nuova Capa di Gabinetto.
Per quanto riguarda le modifiche previste vi informiamo che il DM, per avere i suoi effetti, deve essere certificato e pertanto al momento, e considerate le scadenze previste dal Regolamento per le RSU, resta immutata la definizione delle sedi RSU e dell’elettorato passivo e attivo di riferimento sulla base dell’accordo sottoscritto per la mappatura.

 

Addio Museo Archeologico di Aquileia

Per restare in tema ci hanno invece inviato, in un sussulto ripensato, il decreto che cede il Museo Archeologico di Aquileia, più l’intero patrimonio archeologico della città, alla Fondazione Aquileia, di diritto privato ma finanziata con i soldi pubblici.
Chiedendo le nostre osservazioni entro 24 ore, così, per levarsi il fastidio. Cosa possiamo dire? Che siamo all’ennesima cessione gratuita ingiustificata di beni statali, con questa tendenza da parte dell’attuale Ministro a cedere la gestione del patrimonio in carico direttamente a Fondazioni amiche o previste ad hoc.

Insomma un altro segnale di arretramento dello Stato dalle proprie responsabilità di gestione del patrimonio culturale, peraltro solo per una piccola porzione in gestione diretta statale, che segue altri avvenuti e altri in via di attuazione. Calci, Ravenna, i Castelli Sabaudi di Aglié e Moncalieri, persino la BIASA, sono divenuti merce di scambio politico e non più beni da conservare e tutelare.

Quindi fermissima e netta contrarietà ed un avvertimento: a nessuno venga in mente di adottare provvedimenti unilaterali nei confronti dei lavoratori che sono e restando dipendenti del Mibact e hanno tutto il diritto di scegliere dove vorranno stare, e su questo certo non mancano le prerogative sindacali.

 

I direttori dei musei autonomi, il Consiglio di Stato e la loro presunta bravura

Non entriamo certo sulla diatriba sulla nazionalità dei direttori dei Musei autonomi. Se non per segnalare a lor signori che la legge italiana vieta esplicitamente la nomina di cittadini stranieri a funzioni che abbiano rilevanza per l’interesse nazionale (art.37 D. Lgs. 165/01). Lor signori sono tutti quelli che hanno scoperto un Consiglio di Stato sciovinista quando questa norma risulta all’interno del diritto comunitario. Qualcuno ritiene che sia arrivato il momento di operare questa innovazione decisa nella normazione internazionale? Non ci risultano avviate molte iniziative in questa direzione. Il paradosso che ne discende è che si cerca di giustificare queste nomine affermando incautamente che non sono funzioni di rile- vanza nazionale. In breve il direttore del Museo autonomo non avrebbe responsabilità di tutela sul sito che dirige. Ovvero, tanto per dire, il Colosseo, gli Uffizi, prossimamente Pompei, solo per citare i siti più importanti. Senza contare i contraddittori proclami sui Mu- sei come vero viatico alla nostra crisi economica e addirittura la famigerata modifica sui servizi essenziali che costringe all’apertura dei siti anche in caso di sciopero. Insomma questa funzione assume rilevanza nazionale variabile a seconda delle convenienze.

Ma tant’è, e certo i direttori manager, in maggioranza, sembrano aver preso alla lettera questa interpretazione visto che la sicurezza e la tutela dei siti a loro affidati sembra essere un optional e non un compito primario, considerata la disinvoltura che si sta dimostrando nella gestione delle procedure di sicurezza in relazione a visite gratuite, eventi spettacolari, yoga, mostre su squadre di calcio, balli, matrimoni, cene, apericene e tutto quello che sta trasformando il marketing museale da una offerta di servizi culturali a sfruttamento commerciale.

A noi non interessa da dove vengono i nuovi direttori ma avremmo molto da dire sulla loro presunta bravura: ad esempio Palazzo Ducale di Mantova che affronta la diminuzione del personale tagliando il turno notturno e lasciando tre lavoratori a vigilare di notte su 34mila metri quadri, costringendoci a rivolgerci al Prefetto per chiedere di verificare le condizioni di sicurezza del sito. Il tutto giustificato dalla idea che l’utilizzo del bilancio del Museo per la sicurezza produrrebbe meno mostre e eventi e quindi ci perderemmo tutti le magnifiche mostre sui mobili da design o i gran balli asburgici.

Oppure la rottura delle relazioni sindacali avvenuta a Caserta, dove noi abbiamo rilevato un clima di vera e propria pressione impropria nei confronti dei lavoratori, addirittura con palesi violazioni della loro minima privacy. Un clima interno di grande tensione e una situazione che man mano sta riportando alla realtà dei grandi e mai risolti problemi della Reg- gia una gestione improvvidamente celebrata sui media compiacenti.

Per non parlare di Galleria Borghese, dove la conflittualità interna ha raggiunto vette ele- vatissime, a causa dei comportamenti della direttrice, e dove la vicenda della convenzione con Fendi ha costretto il DG Musei a intervenire con ‘poteri sostitutivi’ avocando a sé la gestione della discussa pratica. Sempre sulla direttrice della Galleria abbiamo letto del suo rinvio a giudizio per una presunta omissione rispetto agli obblighi di presenza sul posto di lavoro. Una vicenda precedente alla sua nomina a dirigente. Chiaramente noi siamo rispettosi del principio di presunta innocenza fino a sentenza definitiva, ma ci chiediamo se questo fatto era noto o meno ai vertici dell’amministrazione al momento della mitica selezione internazionale. Perché certo non è la stessa cosa saperlo o non saperlo: si tratta di imputazioni per fatti avvenuti in servizio e normalmente sappiamo cosa significa questo per i comuni mortali, nel migliore dei casi sospesi dal servizio e nei peggiori licenziati in tronco come avvenuto per i fatti del Museo Arti e Tradizioni Popolari. Cosa ha fatto il Mibact?

L’altro esempio ancora è l’insofferenza del direttore del Museo di Capodimonte verso le regole, i lacci e lacciuoli della nostra burocrazia. In dichiarazioni pubbliche lo stesso si è audacemente prodotto in una serie di critiche al sistema italiano, ai lavoratori italiani, alle regole italiane. Sapevamo della sua insofferenza verso i lavoratori, per non parlare dei loro rappresentanti, e del clima di ostilità che dimostra quotidianamente verso chi opera all’interno di quel sito. Ma nelle interviste rilasciate a quotidiani locali alza il tiro e dimostra una insofferenza ed una non conoscenza delle regole della nostra prassi amministrativa sconcertante se non fosse che la conoscenza del nostro diritto amministrativo non rientrava tra i requisiti richiesti sempre dalla famosa selezione, con buona pace di chi per accedere con concorso pubblico deve studiare e conoscere a menadito le leggi. Il tutto accompagnato da un giudizio fortemente critico al milieu napoletano al punto da farci sospettare una forte idiosincrasia verso questa città sempre nei nostri cuori. E certo il comportamento che adotta nei confronti dei propri dipendenti non ci conforta.

Invece vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà al direttore del Museo Egizio, che in un faccia a faccia con una esponente politica ha disvelato tutta la pochezza culturale degli atteggiamenti xenofobi e in questo caso islamofobici. La vicenda è nota e riguarda le politiche di offerta di servizi culturali pensati per invogliare i cittadini di lingua araba a visitare il Museo. Civilmente il direttore ha spiegato il senso di queste iniziative, smontando pezzo a pezzo le miserrime argomentazioni avverse. Fatto che ha provocato la reazione indignata del portavoce della esponente politica che ha minacciato, in un impeto da spoil system, di licenziare in tronco l’incauto direttore una volta arrivati al Governo, per poi rimangiarsi il tutto. Peccato che il Museo Egizio non sia più di gestione statale, e quindi siamo alle minacce ignoranti, ma questo la dice lunga sui rischi incombenti di regressione civile e cultu- rale.

 

Emergenza Cultura denuncia

Da ultimo vi alleghiamo il link ove rintracciare la registrazione della Conferenza Stampa di Emergenza Cultura tenutesi, con la partecipazione nostra e di tanti personaggi illustri del mondo dei beni culturali, l’otto febbraio scorso presso la sede della stampa estera. Un evento sistematicamente ignorato dalla maggioranza dei media ma che ha confrontato in modo assai efficace numeri e valutazioni rispetto a quelle trionfanti del ministro. Per chi è interessato alla visione il link è: https://www.radioradicale.it/scheda/532932/imbavagliati-i-soprintendenti-sveliamo-caos- paralisi-crisi-dei-beni-culturali-e

 

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale MIBACT

Roma 13 febbraio 2018