Ruspe in azione – Dopo i palazzi liberty nel quartiere Trieste, tocca a Villa Paolina: costruiranno case di pregio più moderne
Erano le prime luci dell’alba quando, il 17 ottobre scorso, le ruspe sono entrate in azione in via Ticino, strada dell’elegante quartiere Trieste-Salario a Roma, per abbattere una palazzina di

quattro piani in stile liberty costruita nei primi anni 30. L’edificio sarà ricostruito, sempre su quattro livelli, ma seguendo i canoni dell’architettura contemporanea: tanto vetro, balconi larghi e materiali ecocompatibili. Moderno, ma non esattamente in linea con le palazzine circostanti, anche queste risalenti a inizio 900, in una zona semi centrale caratterizzata da alcuni degli esempi più interessanti dell’architettura romana a cavallo tra le due guerre mondiali.

Nei prossimi mesi, le ruspe potrebbero tornare in azione, stavolta per abbattere Villa Paolina di Mallinckrodt, dove dal 1922 al 1997 le suore della Carità Cristiana hanno ospitato una scuola. Anche questo edificio si trova nel Municipio II, non distante dal centro, luogo di ambasciate, istituti culturali e residenze alto borghesi. Forse il villino non è tra i più suggestivi della Capitale ma la sua storia racconta bene cosa sta accadendo nell’edilizia cittadina. La stessa sorte infatti potrebbe toccare a una ventina di edifici dello stesso territorio.

Dopo le nuove edificazioni di fascia media e popolare nelle periferie romane, che hanno caratterizzato i primi anni Duemila, l’imprenditoria del mattone ora punta alle case di pregio: meno costruzioni ma di migliore fattura. Lo strumento scelto è quello della demolizione e ricostruzione, che nasce per donare nuovo decoro soprattutto alle periferie, ed previsto anche dal piano casa della Regione Lazio. Ma i quartieri dove la rendita immobiliare è più alta restano quelli più vicini al centro storico. E non tutto il secondo Municipio rientra tra le zone dove il Piano Regolatore, datato 2008, con la ‘Carta della qualità’ vieta di abbattere e ricostruire. Il piano casa regionale consente di ricostruire con aumenti di volumetria fino al 35% delle cubature abbattute. Una discussa versione della legge è stata varata nel 2011 dalla giunta di centrodestra di Renata Polverini, che in quella legislatura vedeva uno dei principali immobiliaristi cittadini, Roberto Carlino, nientemeno che presidente della Commissione Ambiente. Nel 2014 la giunta di Nicola Zingaretti ha modificato il testo, soprattutto nelle parti del documento precedente impugnate dal governo di fronte alla Corte costituzionale, senza però riuscire a porre regole sempre stringenti a tutela delle aree non sottoposte a vincoli archeologici.

Così, una volta ottenuti i permessi e preso atto dell’assenza di vincoli, i costruttori hanno pieno titolo a procedere con la demolizione dei villini per sostituirli con residenze di pregio. Un comitato di cittadini in pochi giorni ha raccolto 650 firme per chiedere a Virginia Raggi di salvare villa Paolina, estendendo con una delibera le aree cittadine escluse dai benefici del piano casa. “Il Piano Casa della Regione Lazio attuale è stato oggettivamente modificato ma purtroppo in peggio – spiega dall’assessorato capitolino all’Urbanistica Luca Montuori –. Negli interventi di demolizione e ricostruzione si è reso possibile agire sempre in forma diretta, si sarebbe potuto permettere ai Comuni di rimodulare gli spazi di applicabilità mentre si è scelto di prorogare senza migliorare”. Per fermare le nuove demolizione, la procedura si annuncia lunga e complessa.

 

FQ | 11 febbraio 2018