Record di visitatori nei musei, record di incassi da bigliettazione, aumento imperioso dei fondi destinati alla cultura. Siamo finalmente diventati, senza accorgercene, il Paese di Bengodi in fatto di beni culturali e paesaggio? A sentire il Ministro Franceschini e i suoi annunci

trionfalistici parrebbe proprio di sì. Ma i dati e i record sbandierati con tanta disinvoltura una volta analizzati seriamente perdono gran parte del loro appeal e si rivelano per quello che sono, magari non proprio “fake news”, ma certamente “veline” ministeriali date in pasto a massmedia compiacenti. Da mesi lo stanno dimostrando con dovizia di numeri tutti quegli esperti e tutte quelle associazioni confluite nella realtà di “Emergenza cultura”. E ieri, nella Sala Stampa Estera di Roma, tante voci autorevoli di “Emergenza cultura” hanno tracciato un quadro allarmante dei risultati effettivi scaturiti dalla “Riforma Franceschini” del Ministero dei Beni Culturali. Il Ministro ha detto che i visitatori dei Musei nel 2017 sono arrivati a 50 milioni e gli introiti dei Musei e dei siti statali sono giunti a 193.500.000 euro, con incrementi rispettivamente dell’11,1 e dell’11,6 per cento? Franceschini si è vantato di aver portato alla strabiliante percentuale dello 0,29% del bilancio dello Stato quello del suo Ministero? “Andiamoci piano con questo trionfalismo”, ha detto Vittorio Emiliani, dimostrando che oggi le risorse impegnate per i beni culturali sono nettamente inferiori a quelle impiegate 17 anni fa (secondo governo Amato) quando raggiunsero lo 0,39 per cento. “ E poi – ha spiegato ancora Emiliani – si è arrivati a 50 milioni di visitatori calcolando anche le domeniche gratis ai Musei che sono diventati eventi contraddistinti da un caos insopportabile. E c’è il mistero dei dati ormai fuori controllo sui visitatori del Pantheon che secondo Franceschini sarebbero arrivati a circa 22.000 al giorno, ben più di una affollatissima curva dello Stadio Olimpico. Il Ministro parla di record d’incassi ma non dice che una buona parte dei maggiori introiti si deve al rincaro dei biglietti: agli Uffizi sono aumentati di 4,5 euro, a Palazzo Pitti di 5,5 euro, mentre la Venaria Reale, a Torino, è ben più cara della Reggia di Versailles”. Durissimo è stato l’intervento di Adriano La Regina, indimenticato ex Soprintendente alle Antichità di Roma dal 1976 al 2004: “La Riforma Franceschini si è basata su alcuni principi ispiratori allarmanti e pericolosi. Vi prevale una mercificazione del patrimonio artistico, a scapito dei principi che vedono nell’amministrazione dei beni culturali lo strumento per favorire l’educazione e l’elevazione culturale. E poi sono concentrate ingenti risorse su pochi musei mentre il più vasto e diffuso patrimonio culturale del territorio nazionale è spesso abbandonato a se stesso. E’ stato un grave errore quello di aver creato il Parco Archeologico del Colosseo separandolo dal resto del contesto urbano”. Un insigne urbanista come Paolo Berdini ha ricordato che “a Roma ci sono ben 21 progetti di demolizione di villini storici e di ricostruzioni a puro scopo speculativo nella zona fra Via Salaria e Via Nomentana”. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari ha proiettato foto impressionanti che documentano lo stato di abbandono totale in cui versano chiese e monumenti marchigiani colpiti dal terremoto di un anno e mezzo fa. “Per porre rimedio a questo sfascio – ha detto Montanari – bisognerebbe creare un Ministero del Patrimonio e del Territorio, che unisca in sé le competenze su Ambiente e Beni Culturali. E poi aumentare veramente i fondi per la cultura, cancellare le leggi che sottopongono la tutela alle volontà del mercato e fare una nuova legge sul “consumo zero del territorio”. Intanto i direttori di musei e siti statali per rispondere all’ordine del Ministro di fare cassa si ingegnano nei modi più vari: ecco la serata di Zumba al Museo Egizio di Torino, il palco orribilmente invasivo montato sul Palatino per la fallimentare opera rock “Divo Nerone”, le gare di canottaggio e i fastosi matrimoni nella Reggia di Caserta, la festa notturna per il compleanno di Emma Marcegaglia al Palazzo Ducale di Mantova, solo per citare alcune chicche.

Il Tempo, 9 febbraio 2018