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Emergenza Cultura

In difesa dell'articolo 9

Musei, Consiglio di Stato: “Selezione dei direttori corrette”. Ma sugli stranieri frena. Franceschini: ‘Difficile fare riforme’

Lo scorso 25 maggio, con due sentenze, il Tar del Lazio aveva bocciato le nomine di cinque dei venti direttori. Palazzo Spada ribalta il verdetto, ma sul terzo elemento contestato – gli stranieri – rimette la decisione all’adunanza plenaria. Il ministro dei Beni Culturali: “. Dopo 16 decisioni del Tar e 6 del Consiglio di Stato, quest’ultimo cambia linea. Cosa penseranno nel mondo?”

Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar sul ricorso per le procedure di selezione dei direttori dei musei, ma rimette in discussione l’apertura agli stranieri, sulla quale dovrà pronunciarsi l’adunanza plenaria Non c’è pace per la riforma voluta dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che negli scorsi mesi era stata ‘bocciata’ dal Tribunale amministrativo prima che proprio il Consiglio di Stato sospendesse la decisione in attesa di dare un giudizio di merito.

Adesso, è giunta l’ok di Palazzo Spada che però riapre il dibattito sulle nomine di direttori stranieri nei musei statali autonomi. Immediata la reazione del ministro: “Davvero difficile fare le riforme in Italia. Dopo 16 decisioni del Tar e 6 del Consiglio di Stato, quest’ultimo cambia linea e rimette la decisione sui direttori stranieri dei musei all’adunanza plenaria. Cosa penseranno nel mondo?”, si chiede Franceschini.

Lo scorso 25 maggio, con due sentenze, il Tar del Lazio aveva bocciato le nomine di cinque dei venti direttori, tra i qualiPalazzo Ducale e Museo Archeologico di Napoli. Già quella decisione aveva fatto arrabbiare il titolare del Mibact che parlò di“grande dolore” per quello che la bocciatura comportava “per l’immagine dell’Italia nel mondo”. La polemica aveva coinvolto anche Renzi, che si scagliò contro la giustizia amministrativa. Immediata fu la risposta dell’Anma: “Bisogna cambiare le leggi incomprensibili, non i Tar”. Il giudici amministrativi avevano accolto il ricorso di due candidati alla direzione dei musei di Mantova, Modena, Taranto, Napoli e Reggio Calabriaritenendo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti.

Tre gli elementi contestati dai giudici di primo grado: i criteri di valutazione dei candidati dopo la selezione dei titoli, i colloqui a porte chiuse e la partecipazione di aspiranti direttori stranieri. Perché “nessuna norma derogatoria consente al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe“. I direttori erano decaduti con effetto immediato, ma poi proprio il Consiglio di Stato aveva sospeso l’efficacia del provvedimento riammettendoli in attesa del giudizio di merito. Oggi Palazzo Spada afferma che le selezioni furono corrette, tuttavia frena sulle aperture nomine straniere.

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