Addio ad una grande tradizione

Il secolare organo musicale di San Pietro, risalente ad un’epoca ancora”buona” (dopo sono cominciati i fragorosi effetti speciali) è stato accantonato per far posto ad un organo digitale

made in Usa. “Di concerto coi network mondiali: nuove esigenze abbisognano di nuove soluzioni”, esulta monsignor Massimo Palombella. Jubilate! Già nei seminari la cultura musicale è scadente. C’era bisogno di dare alle 28.000 parrocchie italiane (dove tanti organi antichi sono spariti, ridotti a 12.000) questo pessimo segnale di involgarimento culturale? Meglio ascoltare Michelangelo che aveva previsto 4 grandi organi attorno al monumentale baldacchino. O guardare, a Roma, ai vicini e restaurati organi settecenteschi dei Fiorentini o del Caravita.

Sul Vaticano sono grandinate 10.000 firme da tutto il mondo sotto la fiera protesta dell’Associazione organari italiani: “Tale surrogato di organo prova goffamente ad imitare la sonorità dello strumento autentico (…) la sua collocazione in San Pietro non conviene minimamente  alla dignità della Chiesa”. Che protesse Frescobaldi e altri grandissimi.

Repubblica-Roma, 22 gennaio 2018