Quando scelsi la scuola – un istituto professionale turistico – scontentai mio padre, che avrebbe preferito il liceo. L’incontro con la professoressa di storia dell’arte alle superiori fu decisivo: rigorosa e inflessibile; trasmetteva competenza e passione.

La scuola ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso di studio e lavoro. Ci ho ripensato qualche tempo fa, in occasione della visita guidata ad alcuni luoghi storici di Castelfranco Veneto, condotta dagli studenti dell’alternanza scuola-lavoro.

I siti ospitano sezioni collaterali della mostra “Le Trame di Giorgione”: l’accesso, compreso nel biglietto d’ingresso, viene garantito dagli studenti, che hanno il compito di accompagnare i visitatori e dare spiegazioni, secondo un programma che nei festivi prevede un tour ogni ora (l’itinerario dura quaranta minuti circa).

Si tratta di luoghi di grande interesse, alcuni dei quali generalmente poco visibili, come Casa Barbarella, Casa Costanzo e lo Studiolo in Vicolo dei Vetri.

Un percorso di non immediata lettura, nel quale le trame – ovvero i tessuti –fanno da filo conduttore tra preziosi abiti reali e abiti dipinti nei ritratti e nelle opere sacre di varie epoche, legando il  contesto storico,  artistico, economico e sociale veneto dal Cinquecento al Novecento.

Potenzialmente si tratta di una sfida affascinante e stimolante: giovani che provengono da istituti scolastici del territorio, che dopo attenta formazione ed esercizio dovrebbero diventare gli ambasciatori e i depositari della cultura, impegnandosi a “comunicare” e a “trasmettere” conoscenza e competenze acquisite, avendo al contempo imparato un mestiere e investito nel loro futuro lavorativo.

La preparazione delle giovani guide, tuttavia, è risultata mnemonica e parziale, con nozioni imparate e ripetute in maniera frammentaria, senza essere state assimilate e comprese fino in fondo. Dispiace constatare che qualcosa non abbia funzionato al meglio nella formazione, danneggiando gli studenti stessi, che in tal modo non hanno avuto a disposizione tutti gli strumenti per padroneggiare lessico e contenuti di una materia impegnativa.

Per fare una visita guidata o accompagnata bisognerebbe avere una solida preparazione di storia dell’arte, esperienza sul campo, capacità di sintesi, di lettura iconografica e di relazione con il pubblico, per appropriarsi in maniera adeguata di concetti talvolta difficili e renderli di semplice comprensione anche ai non addetti ai lavori.

Spesso chi fa questo mestiere ha alle spalle anni di studio, anche per capire cosa sia opportuno imparare per illustrare al pubblico artisti complessi come Giorgione – sul quale è stato scritto moltissimo – o artisti meno celebri ma ugualmente significativi come Paolo Piazza, nel caso in cui si scelga – come è stato fatto – di presentare alcune opere ai visitatori.

E’ inoltre singolare che gli studenti siano stati utilizzati per un servizio ordinario di visita e breve accompagnamento nei percorsi esterni, compreso nel biglietto d’ingresso, quando quello stesso servizio generalmente viene svolto da professionisti, mentre gli studenti avrebbero potuto costruire un loro “percorso” di lettura e di approfondimento (scritto o parlato) del rapporto tra quadro e abito all’interno della mostra ospitata al museo, integrando gli apparati didattici e fornendo ai visitatori un punto di vista personale.

Sarebbe forse opportuno provare a cambiare l’approccio di partenza: gli studenti sono risorse importanti e come tali non dovrebbero essere “strumentali” a una mostra, a un museo, o utilizzati come sostituti di guide professionali. Dovrebbe essere la mostra stessa a costituire materia prima per un approfondimento scientifico e comunicativo, al fine di dare loro l’opportunità di crescere e trovare una formula espressiva adeguata anche al loro contesto culturale. In tal modo il loro contributo potrebbe essere valorizzato al meglio, senza incorrere nel pericoloso rischio dello sfruttamento travestito da lavoro o da servizio qualificato e gratuito.

 

*L’autrice è dipendente del Mibact; Funzione Pubblica CGIL Beni Culturali