Guardate questa fotografia. Non è un remake di provincia di Eyes Wide Shut: è che, per ragioni di privacy, bisognava cancellare i volti di queste dame e di questi cavalieri fieri di mostrarsi a banchetto, subito prima di Natale, nella stretta galleria della Pinacoteca dei Musei Civici di Ascoli.

Il cattivo esempio è sempre irresisitibile: e così, imitando Pitti a Firenze, Brera o Caserta anche Ascoli si è adeguata all’uso franceschiniano del patrimonio ‘civico’.

Svendita al miglior offerente: con tanti saluti all’eguaglianza. E anche alla tutela: le vedete quelle candele, quelle fiamme libere in mezzo a capolavori ad olio su tela? Ecco, quella presenza la dice lunga sulla compatibilità tra questa valorizzazione e la conservazione di un fragilissimo patrimonio: un giovane storico dell’arte ha scritto oggi, su twitter, che a forza di fare cassa col patrimonio, si rischia di costruirne la cassa da morto.

È per questo che il Codice dei Beni culturali vieta gli usi «incompatibili» con il carattere storico-artistico dei luoghi tutelati: e sarei curioso di vedere come andrebbe a finire se ad Ascoli qualcuno presentasse un esposto in Procura.

Per fortuna, però, non tutti gli italiani sono d’accordo con la valorizzazione à la Franceschini.

Ad Ascoli c’è stata una reazione, questa sì davvero civica, e domani (18 gennaio) alle 19 un gruppo di cittadini «innamorati della cultura» e coordinati dal pittore Dante Fazzini animerà un flash mob in piazza Arrigo «per evitare che tali scempi si ripropongano in futuro».

Un bel modo di celebrare i 70 anni dell’articolo 9 della Costituzione.

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