È vero: non c’è limite al peggio. Proprio come non c’è limite allo sfruttamento per

fini commerciali del patrimonio culturale degli italiani. In occasione di Pitti Immagine Uomo, salone fiorentino dell’abbigliamento e degli accessori dedicato alla moda maschile (o, se preferite, alle “evoluzioni del menswear”), la Galleria dell’Accademia di Firenze ha ospitato un evento, con annesso cocktail, promosso dal Lanificio Luigi Ricceri di Prato, dal titolo “Fabric is Art”, che ha avuto per protagonista il principale inquilino del museo: il David di Michelangelo.

 L’artista digitale Felice Limosani ha proiettato sul colosso di marmo bianco dieci pattern dalle colorazioni sgargianti tratti dai tessuti per cappotti prodotti dal lanificio, trasformando per una manciata di interminabili minuti David in Arlecchino.
 Non ci sono dubbi, abbiamo oltrepassato il limite. La realtà ha superato l’immaginazione, come ha scritto sulla propria pagina Facebook il Lanificio Ricceri (“Quando la realtà supera l’immaginazione”). Abbiamo svilito ufficialmente finanche uno dei simboli più riconoscibili, e nobili, del nostro patrimonio storico-artistico, il David di Michelangelo, a cui per l’occasione – più che fargli “indossare” cappotti – gli abbiamo fatto indossare i panni di un “gigolò” disponibile a compiere di tutto. Perché cosa c’è di più osceno del David colorato e infiorettato?
 Cosa c’è di più scandaloso del ritrovare foto del David a grisaglia rossa e azzurra, o a jacquard blu o a fasce verticali giallognole, sui siti di mezzo mondo? Cosa c’è di più volgare del trasformare, per fini palesemente commerciali, il principale simbolo della civiltà rinascimentale fiorentina in feticcio testimonial aziendale?
 D’altra parte, non è un mistero che l’obiettivo sia stato di servirsi del David per aumentare il fatturato dell’azienda pratese, come all’indomani dell’evento ha dichiarato Luigi Ricceri al Corriere Fiorentino:
“Il fatturato dell’ultimo anno è stato di 25 milioni, ma grazie alla duchessa di Cambridge, che ha sfoggiato un cappottino confezionato col nostro tessuto scozzese, e ora grazie alla magnificenza di David vestito delle nostre trame, speriamo di fare di più”.

Che nell’arco di brevissimo tempo la notizia (e, soprattutto, video e immagini) abbia fatto il giro del mondo lo prova un articolo del New York Times del 10 gennaio, dal titolo “In Florence, the David Gets Dressed and Gucci Gets a Garden”, di cui – in conclusione – si riporta un brano significativo:

“Purists might view it as impious to cloak David in patterns drawn from the commercial archives of Lanificio Luigi Ricceri and then projected onto the statue. Yet Florence stands at the forefront of a movement to disrupt what some consider the stasis of Italy’s rich artistic heritage […] The apparent ease with which the Ricceri family gained permission to interact with one of the world’s most celebrated works of art can be coincidentally chalked up to the former Kate Middleton, according to Francesco Ricceri, a proprietor of his family-owned company”.

http://www.huffingtonpost.it/teodoro-de-giorgio/quando-la-realta-supera-l-immaginazione-il-david-di-michelangelo-trasformato-in-arlecchino_a_23330214/