UN CITTADINO CI SCRIVE

La chiusa finale dello spot anni ’80 di un noto spumante italiano riassume in modo ottimale quanto, lo scorso 9 gennaio, si è verificato all’interno della Galleria dell’Accademia di Firenze.
Il secondo museo d’Italia per numero di visitatori, che vanta tra le opere custodite il celeberrimo David di Michelangelo, è stato scelto come location di un evento “artistico” e piuttosto frizzantino.
A pochi giorni dalle dichiarazioni della direttrice Cecilie Hollberg che, nel corso di una

trasmissione televisiva andata in onda su La7, decantava l’aver messo fine agli eventi mondani sotto il David, ebbene ecco che la Galleria dell’Accademia diventa cornice di un aperitivo modaiolo: immaginate un intero museo a luci spente, qualche faro psichedelico puntato sui Prigioni di Michelangelo, un grande tavolo con prosecco e caviale e poi il David, “vestito” dalla proiezione di una videoinstallazione la cui finalità, nemmeno troppo velata, era quella di promuovere un’azienda tessile di Prato che per pochi migliaia di euro (diecimila per l’appunto) ha potuto affittare l’intero museo per una festa esclusiva in orario di chiusura al pubblico.
Se la Reggia di Caserta è balzata agli onori della cronaca per essere diventata la location matrimoniale più ambita d’Italia adesso Firenze sembra puntare agli aperitivi esclusivi con ospite d’eccezione: il David.
A questo punto viene anche da domandarsi se l’azienda in questione abbia pagato per poter utilizzare l’immagine del David visto che, come la dottoressa Hollberg ci aveva già informato, una sentenza del tribunale di Firenze aveva stabilito lo stop all’uso commerciale della celebre opera di Michelangelo. Indubbiamente il vero successo di questa serata sta proprio nell’azione di marketing concessa all’azienda pratese nel poter affiancare i propri prodotti a un brand dalla potenza mondiale quale quello rappresentato proprio dal David.
Un altro triste episodio di svendita e banalizzazione del patrimonio culturale, ostaggio delle logiche privatistiche e delle scelte scriteriate di chi sarebbe preposto alla tutela e alla valorizzazione piuttosto che alla mercificazione dei nostri beni.
A onor del merito l’unico aspetto positivo della serata è stata la scelta della scarsa illuminazione delle sale che , oltre a creare una giusta atmosfera, è riuscita a mascherare la stratificazione di unto e sporco che colora la pietra serena dei pilastri e delle colonne della tribuna del David.
L’immagine di questa serata si chiude con quello di una giovane partecipante agghindata a modo che, varcata la porta d’uscita dal museo e in preda alle eccessive bollicine del prosecco (o forse ad una strana forma della sindrome di Stendhal), come in una scena da reality show, urlava agli increduli custodi: chiamatemi un taxi!

Un semplice cittadino.