Sembra una delle sue celebri telefonate mattutine: quelle goliardiche con cui , all’alba, Federico Zeri seminava il terrore standosene comodamente seduto nella sua villa di Mentana. E invece è tutto vero, nero su bianco in un annuncio surreale pubblicato sul sito di “Invest in Italy Real Estate”, il portale che aliena patrimonio pubblico attuando il decreto Sblocca Italia di Matteo

Renzi e Maurizio Lupi: “L’immobile, noto come Villa Zeri, è situato nel Comune di Mentana, alle porte di Roma. La villa  è circondata da terrazzi e giardini con vista sul Monte Gennaro e sul Terminillo e comprende terreni utilizzati per attività agricola. Il compendio, un tempo sede della Fondazione Zeri, custodisce al suo interno una delle più ampie raccolte di epigrafi romane, di notevole valore storico e artistico per la loro singolarità e ricchezza, collezionate da Federico Zeri, uno dei più autorevoli studiosi di storia dell’arte di sempre, che ha donato la sua casa museo all’Università di Bologna “Alma Mater Studiorum” ‘. Villa Zeri è in buona compagnia: la Repubblica italiana dichiara che non sa cosa farsene di Villa Chigi Farnese a Siena, del meraviglioso Palazzo Nardini nel cuore di Roma, di Palazzo Avogadro a Brescia o dello spettacolare Ospedale degli Innocenti di Bologna. Qua non si tratta di sbarazzarsi del peso morto di caserme e casermoni, ma della svendita di pezzi pregiatissimi del “patrimonio storico e artistico della nazione” (per usare le parole dell’articolo 9 di quella Costituzione che festeggiamo invano). E’ una amarissima dichiarazione di fallimento: culturale, prima che economico. E tra tutti i beni in vendita quello che colpisce di più è proprio la Villa che Zeri volle pubblica esattamente vent’anni fa (base d’asta 2 milioni e 400mila euro!). E’ incredibile che l’università di Bologna – che gestisce in modo ammirevole la fototeca dello stesso Zeri – non abbia trovato il modo di valorizzare una straordinaria casa-museo, ancora incrostata delle epigrafi sulle quali l’annuncio di vendita indugia come se si trattasse di doppi servizi o di cucina abitabile. Per farlo sarebbe  bastata una piccola percentuale delle somme che ogni anno le fondazioni bolognesi dedica alla realizzazione di dimenticabilissime mostre. E chissà cosa avrebbe fatto la Francia, di un luogo con quell’aura. “Meno male che c’è stato Napoleone che ha portato via un bel po’ di opere d’arte sennò qui distruggevano  pure quelle che stanno al Louvre”: parola di Federico Zeri.
Repubblica, 5 gennaio 2018