Emendamento, firmato da 24 dem, per stabilizzare la segreteria del parco archeologico

Siamo allo scasso dello Stato e delle sue collaudate regole col grimaldello degli emendamenti alla legge di bilancio. Cominciamo dalle regole, delicatissime in un Paese di raccomandati, per i concorsi. Improvvisamente è spuntato l’emendamento 4768/VII/1.3 presentato da ben 24 parlamentari, tutti del Pd, col quale si fanno diventare dipendenti a tempo indeterminato i componenti della  segreteria tecnica del direttore generale di Pompei, Massimo Osanna, senza concorso, ma soltanto con una “apposita selezione per titoli e colloquio finalizzato

all’inquadramento”. Il salto a pie’ pari degli ostacoli di un concorso possono farlo quanti siano stati reclutati “a seguito di una procedura selettiva pubblica” (non un vero concorso quindi, ndr) e abbiano “prestato servizio per almeno 36 mesi presso la Segreteria tecnica di progettazione” di Pompei. Quindi un chiaro emendamento ad personas. Si tratta di 22 funzionari immessi nel 2012 per l’”emergenza Pompei”.

Ora, già al concorso interno, con varie sentenze univoche, la Corte Costituzionale ha negato legittimità per la patente violazione del principio di eguaglianza e di buon andamento della Pubblica Amministrazione oltre che del canone che impone il pubblico concorso. Figuriamoci a questa sorta di “sanatoria”. Fra l’altro gli addetti alla Segreteria tecnica hanno un contratto di lavoro autonomo che in nessun modo può essere quindi ricondotto a quello di lavoro subordinato. Ed ora invece passerebbero ad un contratto a tempo indeterminato.

Fra l’altro il ministero per i Beni Culturali sta espletando da molti mesi un maxi-concorso che, fra tante difficoltà e non poche proteste (degli archivisti, per esempio, ai quali sono riservati pochi posti): numerosi componenti della Segreteria tecnica di Pompei ora promossi vi hanno preso parte, pare, senza successo. Ovviamente gli archeologi dichiarati invece idonei al concorsone protestano in modo vibrato e chiedono di essere loro selezionati, giustamente. Fra i firmatari dell’emendamento contestato c’è la responsabile Cultura del Pd, Lucrezia Bonaccorsi, renziana di ferro (almeno fino a ieri). Quindi, una operazione dai connotati marcatamente “politici”.

Stiamo sempre più scivolando nella barbarie legislativa. L’anno scorso, dopo tre rifiuti del presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, 22 deputati Pd con la solita Bonaccorsi alla loro testa, hanno preteso e ottenuto di infilare nella legge di bilancio nientemeno che la creazione del discutibilissimo Parco Archeologico del Colosseo che ha fatto a pezzi la Soprintendenza Archeologica Speciale di Roma. Senza contare che al ricco e riordinato Museo Archeologico Nazionale dell’ex Collegio Romano è stata nominata – per la prima volta nella storia gloriosa dell’archeologia romana – una storica, specialista d’arte moderna.

Quest’anno, oltre al grimaldello sui concorsi per Pompei, viene introdotto dal governo (udite) un emendamento che rispolvera le tanto discusse cartolarizzazioni di Tremonti (legge finanziaria 2005) e consente la vendita di immobili del Demanio, anche militari, ad uno Stato estero. Diventeremo un supermarket per immobiliari straniere dopo esserlo stato per industrie d’oltre confine?

FQ, 18 Dicembre 2017