Sesso, potere e cultura. Il sistema regge. A Mantova funziona così. Soldi alle associazioni culturali per prenotare voti. Un fiume di denaro. Chi chiede, ottiene. Come al bancomat. E la regia sta in capo al sindaco che tutto decide, anche i contributi minimi, in modo informale, scrivendo i suoi desiderata su pizzini volanti. Lui ordina tutti eseguono. Perché tanto tutti ci

guadagnano. Ora i fatti. Via Carlo Poma è una strada trafficata. Chi viene a Mantova certo non ce l’ha sulla sua mappa delle visite. Eppure oggi è qui che si decidono i destini della città e del suo sindaco. Qui, ai piani alti della Procura diretta dalla dottoressa Manuela Fasolato. Dieci minuti a piedi e si raggiunge via Roma. Luci e alberi di Natale. Il Comune è qua. Da pochi giorni, poi, è tornato anche il sindaco Mattia Palazzi. Di nuovo in pista dopo una settimana di assenza causa inchiesta giudiziaria nei suoi confronti.

Lui, leone da tastiera, nelle chat ci è rimasto incastrato. Messaggi bollenti alla vicepresidente dell’associazione “Mantua me genuit”. Roba forte, mica scherza il primo cittadino oggi renzianissimo. In cambio del sesso, secondo l’ipotesi dei pm, avrebbe promesso fondi pubblici all’associazione, soldi che non arriveranno mai. Si becca un’accusa di tentata concussione continuata. La storia è nota. Deflagra il 24 novembre con la notizia delle perquisizioni. Lui viene interrogato. Quattro ore, dopodiché corre in Comune per dire “non mi dimetto”. La città incassa e non si scompone. Meglio quattro passi sotto i portici. Pasticcerie, negozi, ristoranti.

È Natale e si vede. Mantova si arrotola dentro la sua vita di provincia. Guarda alla politica in modo distratto. E la politica si adegua. Un senso di impunità emerge dal sexgate e da una seconda inchiesta sempre a carico del sindaco. Perché qui il sistema di potere è ben puntellato. Palazzi governa e lo fa in modo del tutto personale. Il consenso, prima di tutto. Ed ecco il punto ancora nascosto sul quale stanno lavorando i carabinieri e la Procura. Non i messaggi hot, non l’uso privato dei messi comunali. Per carità fatti gravi (se saranno provati) e che abbozzano lo scenario. La vera torta, però, è un’altra. Ed è quella della cultura, qui a Mantova Capitale della Cultura nel 2016 (il Comune ha investito 4 milioni). Su questo si lavora per comprendere a chi e perché sono andati decine di finanziamenti riassunti in brevi determine dirigenziali. Le associazioni incassano felici. Palazzi è soddisfatto perché sa che quei denari gli torneranno sotto forma di voti. Sul tavolo i numeri e i particolari. Perché questa è una storia nuova. Una storia che inizia pochi mesi dopo le elezioni di Palazzi nella primavera 2015. Siamo in Giunta, meglio, durante le pause delle sedute. In quei momenti di distrazione compaiono dei pizzini. Bigliettini scritti a penna e passati dal sindaco alla dirigente dell’area cultura. Sopra, il dovuto a quella e a quell’altra associazione. La dottoressa storce il naso ma si adegua. Il rospo, però, non se lo tiene a lungo e lo confida a due consiglieri comunali. Entrambi testimoni di quella drammatica confessione. Il sistema si avvia così. Ed è già malato in partenza. Difficile però fermarlo e infatti non si fermerà.

Ecco allora le carte. Quelle che i carabinieri hanno acquisito il 7 dicembre scorso in Comune a Mantova. Su tutte l’elenco dei fondi elargiti alle associazioni nel 2016. Totale: 2.373.351 euro. Di questi ben 133.900 sono finiti in tasca alle Arci. Nel 2014 questa voce segnava solo 26.866 euro. Nel secondo semestre del 2015 e quindi con Palazzi appena insediato, già il jackpot sale a 30.000. Qualcosa pare non tornare soprattutto andando a rileggere la storia dello stesso Palazzi che dell’Arci provinciale è stato presidente fino a poco prima della sua elezione, mentre, attualmente, resta ancora nel direttivo nazionale. Ma proseguiamo. Sempre nel 2016 altri 91.615 euro sono andati al consorzio Pantacon, il cui ex presidente si chiama Andrea Caprini che ricopre la carica di assessore comunale a Mantova con delega al welfare. Nel 2017 la storia non cambia. Le determine dirigenziali corrono velocissime. I soldi escono a fiumi, quasi come il Comune fosse un bancomat in mano ai soliti noti. Nella sola giornata del 21 giugno scorso, l’attuale dirigente firma quattro determine per un totale di 19.000 euro. Incassano diverse associazioni, tra le quali, immancabile, una della galassia Arci. Stessa cosa il 27 giugno, qui le determine sono tre, il totale fa 20.000 euro. In attesa che la Procura faccia le sue riflessioni, già si può dire, stando a due interrogazioni, che altrettante determine del 2016 paiono proprio illegittime. Spesa totale: 80.000 euro. Di questi 50.000 ad Artway of Thinking e 30.000 a Caravan Setup. Entrambe hanno sede fuori dal territorio di Mantova, una a Mestre e l’altra a Bologna. L’assegnazione pare violare il regolamento del Comune. Qui all’articolo 4 si legge. “Possono accedere ai contributi i soggetti operanti nel territorio mantovano”. Caravan Setup, nasce nell’ottobre 2016 a Bologna, pochi mesi prima della richiesta di contributi. Contributi le cui finalità restano da chiarire. La storia si ripete a Palazzo Te per EatMantua. Vengono spesi 90.000 euro per tre cene da cento invitati l’una. Calcoli alla mano: 300 euro a persona. Il rendiconto non è noto. Attendiamo.

FQ| 14 dicembre 2017