San Paolo Converso “profanata”.
Fino al 16 dicembre possibile sfidarsi a tennis fra affreschi e capolavori

 

Va bene che Milano è la patria degli affari, ma non si sta esagerando? Soprattutto quando si tratta di fa sü i danè a spese di nobili chiese e di palazzi di gran pregio? In questi giorni va molto di moda andare a giocare a tennis in una delle più belle e conservate chiese barocche della città, San Paolo Converso. Sconsacrata? D’accordo, fin dai tempi di Napoleone. Affittata

(?) ad uno studio di architettura? E’ vero. Però pur sempre di proprietà della Parrocchia e di competenza della Curia Arcivescovile. La pubblicità dell’evento invita ad una partita a tennis fra gli affreschi smaglianti di Giulio e Antonio Campi, davanti ad una splendida tela del Cerano, che ne fu pure l’architetto, “per meditare e rilassarsi”. Non sa un po’ di presa per i fondelli? Da non credente, mi pare proprio di sì. Al debutto del tennis in chiesa si sono presentati, pare, in 600. Anche perché questo brivido esclusivo finirà il 16 dicembre e quindi bisogna correre ad iscriversi (non so però quanto possa costare).
Qualcuno, in tanta indifferenza meneghina, deve aver protestato, perché la Soprintendenza e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio della Lombardia hanno fatto visita alla chiesa trovando in parte abusivi i lavori fatti, nel 2014, dagli architetti nella parte posteriore della chiesa (San Paolo Converso è una chiesa doppia), con strutture d’acciaio, vetrate e quant’altro loro serviva. Per cui ne hanno ordinato, dopo tre anni, lo smontaggio. Resta il tennis che, via, sarà pure un’idea, un “sogno” anzi dell’artista americano Asaf Raza, ma le pallate di servizio lasciatele, per favore, ai Circoli.
Del resto, non è che a Milano il Ministero dia il buon esempio: Palazzo Litta, capolavoro del barocco lombardo, è ormai da un decennio sede degli uffici regionali del MiBACT. Il suo secondo cortile però è stato ceduto ad una Cooperativa di Teatro (teatrino, ex Cappella e Ninfeo prontamente sconciato da un ristorante). Poi, in ossequio all’andazzo, imperante in tutta Italia, del “far soldi con l’arte”, il segretario regionale, l’archeologo Marco Minoja, ha promosso “Palazzo Litta Cultura” e affittato cortile e sale monumentali a “Mosca Partners” per eventi e installazioni con il “Tetto di Jeans” dello Studio Diller Scofidio+Renfro allestito nell’arioso Cortile seicentesco del Richini.
Il tutto è stato naturalmente benedetto a settembre dal sempre più ludico Dario Franceschini in persona (il servizio su su http://www.palazzolittacultura.org.it). Talché adesso, per visitare le sale monumentali, bisogna chiedere il permesso al concessionario. Insomma, la solita “valorizzazione” commerciale, a Milano ancora più spinta e praticamente inarrestabile, un po’ volgarotta, coi monumenti sempre più ridotti a location…
Tuttavia nella classifica dei misfatti milanesi legati al patrimonio artistico e ai danè, lasciati passare da una critica compiacente, il primo posto lo merita senz’altro la trasformazione dell’antico Seminario Arcivescovile, seicentesco e riformato di San Carlo Borromeo, in un Hotel 5 stelle, grazie ai soldi di Ferragamo e alla firma di un archistar, Michele De Lucchi. Il quale ha anche proposto di chiudere con vetrate il doppio loggiato. I clienti danarosi, si sa, sono anche i più delicati. Questa è stata la deriva anche della Curia milanese col cardinale Angelo Scola. Ed ora, cambierà qualcosa col nuovo arcivescovo, Mario Delpini? Il monito di papa Francesco contro i conventi vuoti o trasformati in hotel di lusso è stato chiaro. Come il richiamo ad una Chiesa più sobria. Altro che nuova Milano da bere. Qui si rischia davvero la sbronza.

Il Fatto 8 dicembre 2017