Il 26 dicembre 1959 l’inaugurazione di Tor di Valle con l’epica sfida fra il nero Crevalcore e il biondo Tornese fu guastata dal Tevere che allagò la pista di trotto.

Sono romanista, ma ancora non capisco: 1) perché tanti soldi nostri per servire uno Stadio non della AS Roma, ma di James Pallotta, presidente pro tempore, e di Unicredit; 2) perché tanti soldi nostri per una zona idrogeologica così “difficile”.

Gli scienziati ne denunciano la  “pericolosità” (comprovata dagli straripamenti del Fosso Vallerano) fatta di “depositi alluvionali del Tevere, spessi fino a 55 m.”, limi, argille e torbe. “Soggetti a notevole deformazione ed elevata compressibilità”. Vuol dire che cedono. Di millimetri ma sempre. Urgono palificazioni imponenti e idrovore. Per salvare gli edifici concessi ai Parnasi proprietari dell’area. Perché in quella direzione e con un’enormità di alloggi e di uffici vuoti?

Dino Viola, presidente romanista vero, desistette dallo Stadio alla Magliana per le stesse ragioni. Allora indicò la Romanina, zona tuttora valida. Ma Viola era un presidente vero, non doveva far soldi.

Repubblica-Roma, 5 dicembre