Ma poi, c’è bisogno di un nuovo impianto? All’Olimpico l’AS Roma ha registrato il secondo incasso d’Italia, 31,6 milioni di euro…

Per quel Santo Stefano del ’59 era prevista una festosa inaugurazione dell’ippodromo del trotto di Tor di Valle: al centro, la nuova epica sfida fra il nero Crevalcore guidato da William Casoli e il biondo Tornese guidato da Sergio Brighenti. Ma il Tevere allagò la pista e addio gran galà. Il dio Tyberis (“asperque immanis corpore Tyberis”, ammonisce Virgilio) aveva voluto ribadire la sua

potestà su quel meandro antico in continua evoluzione, messo in crisi a monte, nel 1941, dal “drizzagno” mussoliniano di Spinaceto che lo aveva accorciato di quasi 3 Km. nella sua corsa verso la foce, accelerandola nelle fasi di piena.
Sono romanista, ma ancora capisco due cose:
1) perché lo Stato, cioè noi, debba mettere soldi pesanti per le infrastrutture di uno Stadio privato che non è della AS Roma, ma di James Pallotta, presidente pro tempore, e di Unicredit;
2) perché – a parte gli interessi privatissimi dei Parnasi proprietari dell’area dell’ex Ippodromo del trotto- si debbano investire soldi pubblici in una zona così “difficile” e così “pericolosa” dal punto di vista idrogeologico. E forse archeologico, stando alle scoperte già verificatesi in loco.
Su Tor di Valle pesa infatti una palese “pericolosità geologica”, non secondo me ma secondo gli scienziati della Società Italiana di Geologia Ambientale. Lo comprovano gli allagamenti frequenti del Fosso Vallerano. Vi “sono presenti depositi alluvionali del Tevere, spessi fino a 55 m., limi e argille”, con la presenza di torbe. Terreni molto mediocri, “soggetti a notevole deformazione ed elevata compressibilità” e quindi a sprofondamenti, di millimetri e però costanti. Fino a raggiungere i 20 cm in vent’anni. Non poco. Ci vorranno quindi palificazioni imponenti e altre idrovore.
Se basteranno perché i geologi più qualificati paragonano il terreno di Tordivalle a quello, nientemeno, del Palazzo di Giustizia il cui consolidamento, sulle rive del Tevere, è durato anni ed è costato un pozzo di soldi. Lo stesso si dovrà fare qui, a Tordivalle. Per preservare gli edifici privati concessi. da Marino prima e ora (in misura minore ma pur sempre rilevante) da Raggi ai Parnasi? Ma perché costruirli quando c’è un’enormità di alloggi sfitti e di uffici vuoti? E perché mai in quella direzione verso il mare sconsigliata da tutti gli urbanisti più seri?
Quando Dino Viola, presidente vero dell’AS Roma, parlò negli anni ’80 di Stadio alla Magliana, venne subito sconsigliato, anche dal giornale che allora dirigevo, il Messaggero: la Magliana è zona alluvionale sotto il livello del Tevere. Allora Viola puntò sulla Romanina, zona tuttora valida. Ma Viola era un presidente vero e non doveva speculare.

Ps: Ma l’AS Roma ha davvero bisogno di uno Stadio? Essa infatti, pur con l’affitto dello Stadio Olimpico (2,5 milioni di canone l’anno al CONI) poco adatto al calcio e pur con lo “sciopero” della Curva Sud dei mesi scorsi, nella stagione 2015-2016 ha registrato il secondo incasso d’Italia, dopo quello della Juventus: cioè 31,6 milioni di euro, contro i 27,8 dell’Inter e i 16,3 del Milan (che al nuovo Stadio ci hanno pensato rinunciandovi e restando a San Siro), i 15,3 del Napoli, per non parlare della Lazio (appena 7,5 milioni di incassi).Statistiche che fanno sorgere più di una domanda. Perché un nuovo Stadio finanziato per la parte infrastrutturale coi soldi nostri e spingendo ancor più Roma verso il mare?

5 dicembre 2017