Franceschini benedice una pasticciata valorizzazione. Nuova riforma/deforma che impoverisce la tutela

A Ravenna, dove nacque e si formò lo storico dell’arte e archeologo Corrado Ricci, creatore nel 1907 della rete nazionale di Soprintendenze statali, lo Stato…non c’è più. Al suo posto subentra, per i monumenti ravennati, il Comune. Che però lascia subito il posto alla Fondazione privata “Ravennantica” fondata dall’attuale assessora comunale alla Cultura, Elsa Signorino, che l’ha presieduta fino a due anni fa. Il ministro Dario Franceschini è stato giorni fa a Ravenna a

battezzare quel trasferimento imponente di beni e di funzioni: anzitutto la Basilica di Sant’Apollinare in Classe “gallina dalle uova d’oro” con circa 650.000 euro di ingressi. Per la verità Comune e “Ravennantica” sarebbero stati ben lieti di ricevere dal MiBACT soltanto questa visitatissima Basilica. Ma Franceschini non poteva far loro un favore tanto sfacciato. E ora, dove troverà il Comune personale e risorse? Non si sa.
Il parco di monumenti trasferiti è di proporzioni tali da suonare come l’anticipo di una riforma che pasticcia ancor più la caotica riforma generale: la municipalizzazione cioè, a pezzi e bocconi, della valorizzazione (scissa dalla tutela) del patrimonio storico-artistico dello Stato e il suo successivo trasferimento a Fondazioni private locali. Un banchetto di proporzioni gigantesche che rischia di trasformare i siti culturali in altrettante Pro Loco più moderne e ambiziose. Al Museo Egizio di Torino, il più privatizzato d’Italia, non si è tenuta forse, fra mummie e sarcofaghi, una serata di Zumba? Qui avremo una gara di liscio, magari di massa.
Oltre a Sant’Apollinare in Classe vengono trasferiti il Museo TAMO sul mosaico, il Mausoleo e il cosiddetto Palazzo di Teodorico, il Museo Nazionale di Ravenna (con la più bella raccolta italiana di icone bizantine e i magnifici affreschi di Santa Chiara), il Battistero degli Ariani, la Cripta Rasponi, le Domus dei Tappeti di pietra e altro ancora. Il tutto senza alcuna gara d’appalto per i servizi di caffetteria, libreria, guide, ecc. Possibile? Possibile: secondo la direttiva UE 2014/24, “gli Stati membri, anziché affidare a terzi o esternalizzare la prestazione dei servizi, possono prestare o organizzare i medesimi con strumenti diversi dagli appalti pubblici”. Specie se si tratta “di cooperare con altre autorità pubbliche”.
Non basta. Secondo la convenzione franceschiniana, anche il Codice dei contratti pubblici, per assicurare la fruizione (cosa non si fa per essa!) del patrimonio culturale, prevede che il MiBACT “possa attivare forme speciali di partenariato con soggetti pubblici e privati (…) attraverso procedure semplificate di individuazione del partner privato”. In un Paese di poteri e clientele locali inossidabili, quanti pasticci saranno possibili con le “semplificazioni”, quanti scadimenti di qualità. In nome, s’intende, della “valorizzazione” del bene culturale da sempre in cima ai pensieri di Matteo Renzi nemico dichiarato delle Soprintendenze da lui definite insopportabili “poteri monocratici” che non rispondono al volere degli “eletti dal popolo”. E Renzi dicono che fosse a Ravenna l’altro giorno quando Franceschini ha benedetto l’operazione che svuota di poteri e di significato la Soprintendenza di Ravenna.
Ma, prima, le cose funzionavano così male? Per la verità no. Le Soprintendenze (allora non c’era ancora quella Unica voluta da Franceschini) esercitavano la tutela e una cooperativa di giovani storici dell’arte e archeologi assicurava con un ticket di 10 euro la visita guidata a otto siti artistici della città (d’estate fino alle 23) e, poiché essa lavorava a costi-ricavi, i profitti trasferiti allo Stato per manutenzioni e restauri erano ogni anno ingenti. Ho utilizzato quel servizio trovandolo molto valido. Ma le cose chiare e semplici, si sa, in Italia non hanno fortuna. Il Consiglio di Stato discute i ricorsi martedì 5 dicembre. Vedremo. Ma il dato politico di fondo in ogni caso resta: la Soprintendenza quasi scompare. Con buona pace di Corrado Ricci e della tutela.

FQ, 3 dicembre 2017