Contestata da Italia Nostra la scelta del Comune di “tagliare e ripiantare”: 10.500 firme raccolte in agosto in difesa dei viali.

Leonardo Rombai professore emerito di Storia e archeologia all’Ateneo fiorentino è furibondo. L’assessora comunale all’Ambiente Alessia Bettini gli ha dato del bugiardo per aver denunciato – quale presidente di Italia Nostra – “un nuovo piano di abbattimenti per l’anno 2018” che riguarderà “circa 8.000 alberi che in un prossimo futuro dovranno essere tagliati e ripiantati”. Rombai ha citato parole e cifre della stessa Bettini e non ci sta a venire tacciato di bugiarderia “dopo oltre 40 anni di onorata carriera come docente universitario e quasi altrettanti come volontario in Italia Nostra”. Se ne parlerà domani pomeriggio a Firenze in un importante

convegno dal titolo ironico “Firenze, abbattimento delle alberate storiche. Scelta ECO-LOGICA?”     Una scelta radicale che non piace per niente.

Nell’aprile del 2016 l’architetto Giovanna Delbuono e l’archeologa Lucia Lepore hanno pubblicato una sorta di “libro nero” sugli effetti del tunnel per l’Alta Velocità (costato ben 860 milioni e per ora ibernato dopo aver provocato vari guasti) e di un’altra assurda galleria (quella per la tramvia urbana) denunciando l’abbattimento del Viale della Rimembranza, risalente agli anni ’20, e il taglio di centinaia di lecci. Nell’agosto scorso Ulla Passarelli ha raccolto su Change,org oltre 10.500 adesioni alla protesta per l’abbattimento di 300 alberi dei viali nel solo mese di agosto. Grido d’allarme ripreso dal giornale svizzero La Méduse: “il problema degli spazi verdi è un problema democratico. Non si tratta soltanto di ascoltare la popolazione, ma di elaborare con essa dei progetti”. Ed evidenzia in una foto lo squallore di piazza San Marco che, su Via Corsica, è già stata denudata: una assolata e assoluta desolazione.

Ora, non v’è dubbio che il patrimonio arboreo delle nostre città – a Firenze misurato in circa 74.000 alberi – debba essere censito con cura (cosa che sin qui non è per lo più avvenuta). Analogamente che gli alberi troppo vecchi o malati debbano venire diagnosticati per tempo e per tempo curati o sostituiti. Ma con le stesse essenze arboree, possibilmente. Non che lecci, platani, tigli, ippocastani, pini (i più delicati) o magnolie vengano rimpiazzati con alberi alieni. O che si lascino nude per anni strade e piazza. Come viene infatti denunciato dai fiorentini per Viale Belfiore, Viale Guidoni e Viale Corsica privati di filtri e di ombra.

Esiste da quattro anni la legge n.10, che prevede “il censimento del verde, il sistema informativo territoriale, il regolamento del verde e un bilancio arboreo”. Ma a Firenze, per ora, gli unici atti normativi rinvenibili in rete – denuncia Rombai – sono il nuovo Regolamento del patrimonio arboreo della città approvato alla fine del 2016 e però privo dell’Atto attuativo e il sintetico e generico Piano esecutivo di gestione 2017-2019. C’è di peggio: la lettera allarmata che il 13 settembre Italia Nostra ha indirizzato al sindaco Dario Nardella estesa alla “inadeguate manutenzioni e potature con capitozzatura è rimasta senza risposta così come altri documenti inoltrati da Legambiente, WWF e gruppi di cittadini”.

Silenzio che appare più preoccupante perché tanti hanno chiesto “la moratoria dei tagli previsti” al fine di aprire un dialogo e discutere i criteri “che hanno indotto l’Amministrazione a procedere sulla via degli abbattimenti simultanei delle alberature urbane”. Fra l’altro studi ormai avanzati consentono di piantare alberi e siepi arbustive nei viali e nelle piazze più capaci di altre di metabolizzare le micidiali polveri sottili. In modo miope molti Comuni hanno affidato a ditte private assai sbrigative (abbattono anziché curare) o a coop professionalmente inadeguate quei lavori di manutenzione del verde prima gestiti da giardinieri comunali capaci e competenti. A Roma il servizio giardini è stato praticamente smantellato con gli addetti precipitati dai 1300 di fine ‘900 agli odierni 200-250 utilizzabili. Un sfascio. E si vede a occhio nudo.

 

FQ, 1° dicembre 2017