“Come ho più volte ribadito le porte della Reggia sono spalancate a qualsiasi progetto da qualunque parte arrivi. Siamo pronti a mettere a disposizione di chiunque abbia iniziative valide il brand “Reggia di Caserta” che potrà essere utilizzato per diversi settori merceologici … Il nostro obiettivo è quello di legare il nome della Reggia a produzioni di qualità … Così, il brand diventerà, sempre di più, sinonimo di qualità e di eccellenza, e i prodotti porteranno in giro per il mondo l’immagine e la magnificenza del monumento stesso”. Mauro Felicori, Direttore della Reggia di Caserta, ha le idee chiare.

D’altra parte é lui il deus ex machina della pubblicizzazione dell’immagine del monumento. Quindi perchè stupirsi? Non si tratta di qualcosa di episodico, ma di un “piano”. Anzi di un “obiettivo” come sostiene Felicori. A Luglio 2016 il progetto “Reggia Collection”, d’intesa con il Presidente della casa di moda Vodivì srl di Spoleto, Luciano Lauteri. La Reggia diventata un marchio per prodotti alla moda. Una collezione di pelletterie ispirata alle testimonianze artistiche del Monumento vanvitelliano. Borse e accessori di ogni tipo, insomma. Poi, a giugno di quest’anno presentato Amarè, un amaro naturale ottenuto dall’infusione di erbe ed essenze selezionate nel “Real Giardino Inglese”. A produrlo é l’azienda casertana Antica Distilleria Petrone, vincitrice dell’avviso pubblico che consente di utilizzare in esclusiva per quattro anni il marchio Reggia di Caserta. Tappe intermedie. Prove in attesa del colpo finale, che c’é stato pochi giorni fa. Con l’approvazione del regolamento per la concessione del brand “Reggia di Caserta”, non c’è più nessun dubbio. La Reggia entra in gioco, anzi in commercio. Tutto chiaro, ogni cosa spiegata. I beneficiari della concessione d’uso del marchio “Reggia di Caserta” possono essere soggetti pubblici o privati, aziende, enti, associazioni, produttori di beni, artigiani, operatori turistici ed esercenti”. Ben inteso del marchio potranno godere solo i prodotti. Nessun dubbio anche riguardo le tipologie che potranno aspirare a beneficiare del prestigioso marchio. “I prodotti alimentari e non alimentari particolari (incluse bevande); prodotti agricoli, orticoli, geologici e forestali particolari (inclusi pietre, granaglie, sementi, piante e fiori); prodotti d’arte peculiari; prodotti artigianali peculiari; manifatture; piatti tipici”. La durata della concessione? Cinque anni. Quanto all’introito “l’uso del marchio è concesso con tariffe o percentuali sul fatturato da stabilirsi ogni anno o su base pluriennale”.

Le finalità esplicitate. “Accrescere la visibilità e le potenzialità del Monumento, per sostenere i prodotti di qualità e supportare l’innovazione e la produzione d’eccellenza”. Insomma, verrebbe da dire, “Finalmente”! Una operazione straordinaria. Anzi Fe-no-me-na-le! Che bravo questo Direttore che promuove, divulga e valorizza il marchio della Reggia! Dopo borse e accessori vari, Amarè, spazio a quasi tutto. La Reggia di Caserta si trasforma in un grande centro commerciale, nel quale si può trovare ogni cosa. Un po’ Eataly, un po’ centro commerciale. L’idea di dare respiro ai prodotti del circondario sarebbe anche condivisibile. Già perchè quei prodotti poi é più che probabile potranno essere acquistati anche all’interno della Reggia. Spazi per la loro commercializzazione non mancheranno di certo nella sistemazione finale. Così al posto degli scaffali e dei grandi espositori che caratterizzano di solito i bookshops, ci saranno i frigo e la sistemazione tipica degli autogrill. Quanto poi quei prodotti saranno davvero tipici, saranno realmente espressione del territorio, qualche dubbio c’é. Quel marchio lo avranno solo specificità locali, oppure accadrà di trovarlo anche su prodotti così topograficamente lontani dal contesto della Reggia da non avere nulla a che fare con essa? E’ probabile che il Direttore in persona si occupi della questione. Scegliendo con attenzione. Ma il punto non é questo. Che Felicori abbia scelto di ispirarsi a Farinetti, il fondatore dei punti vendita specializzati nella vendita di generi alimentari italiani, é qualcosa di più che una semplice suggestione. Un direttore di un luogo d’arte può anche essere un manager, sia ben chiaro. Quel che invece continua ad essere inacettabile e ingiustificato é che un Direttore sia più impegnato a svolgere i compiti di un manager che non quelli propri del ruolo che riveste. Lo impongono il buonsenso, oltre che le competenze. Quanto poi tutta questa operazione di commercializzazione possa “accrescere la visibilità e le potenzialità” della Reggia non é da dubitare. Il complesso vanvitelliano é di per sé un grande attrattore. I più di 683mila visitatori del 2016 e il nono posto nella top 30 dei Musei italiani, lo dimostrano. Dunque più che contribuire all’incremento delle visite questa operazione sembra un mezzo per fare cassa. Per introitare nuove risorse. Nulla di male in tutto questo. Anche se il rischio che la Reggia finisca per diventare un po’ Eataly un po’ centro commerciale rimane. L’eventualità che la Reggia si trasformi solo in un marchio dimenticando di essere ben altro, esiste. Ne vale la pena?

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