Lecce, Italia, la soprintendenza impedisce la conclusione di una tesi di laurea in restauro architettonico; ancora Lecce, ancora Italia, la stessa soprintendenza nega a uno studioso l’accesso a un cantiere per completare una ricerca scientifica, si constata poi però che la troupe del programma Voyager ha avuto accesso proprio in quel cantiere e a condizioni ambientali lì immutate (presenza di impalcature). L’ingresso è negato in sostanza a chi vuole condurre uno studio storico rigoroso mentre Voyager, che non ha come finalità prima la ricerca scientifica, vi accede liberamente (http://www.raiplay.it/video/2017/07/Voyager-Ai-confini-della-conoscenza-341f6284-a314-425a-8cc6-1bbc508ba94f.html). Un paradosso non unico purtroppo. Roma, Italia, Galleria Borghese, mostra dedicata a Gian Lorenzo Bernini: viene esposta la statua di Santa Bibiana proveniente dalla chiesa omonima. E’ sufficiente fermarsi qui. L’elenco potrebbe infatti continuare facilmente e poco conta oramai il rapporto fra centro e periferia. Cosa hanno quindi in comune eventi così diversi e luoghi apparentemente così distanti? Non solo.

Cosa hanno in comune Firenze e Sarno, in provincia di Salerno e l’università milanese IULM e la Federico II a Napoli? Apparentemente niente a meno di leggere un libro di recente uscita a

firma di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione. Il primo fiorentino, docente di Storia dell’Arte Moderna presso la Federico II; il secondo, di Sarno, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso la IULM. Il titolo del libro pubblicato da Einaudi è «Contro le mostre» ma avrebbe potuto intitolarsi «Contro le mostruosità» se gli autori non fossero stati così indulgenti verso un sistema di modalità e valori che, già presente come sottofondo di una contemporaneità vicina alla logica del supermercato e del fast food (ognuno liberamente sceglie i riferimenti che ritiene più vicini a sé), è emerso in questi ultimi anni trovando una legittimazione politica, anzi, possiamo parlare di un vero e proprio sdoganamento.

Non amiamo né gli spiegoni né gli spieghini e la posizione polemica di Montanari e Trione è ampiamente nota a tal punto che il libro è stato criticato anche da chi non lo ha letto (non sarebbe il primo caso in Italia dove nella migliore delle ipotesi i libri si comprano ma non si leggono e le biblioteche e gli archivi muoiono di stenti).

I capitoli che compongono il volume sono sei equamente distribuiti fra i due autori, con stili e approcci diversi.

Perché «Contro le mostre» quindi? Il titolo chiaramente è provocatorio. I due autori polemizzano contro un certo tipo di mostre e modi di fare “cultura” che spesso appariscenti, rutilanti hanno il solo obiettivo di contare il numero dei visitatori tradendo quello che invece dovrebbe essere l’obiettivo essenziale di questo genere di iniziative: «informare e formare». Contrariamente a chi ha criticato il libro anche senza leggerlo, gli autori non sono contro lo spostamento delle opere d’arte ma contro l’eccesso, contro lo spostamento indiscriminato dettato da volontà politiche prima ancora che scientifiche. Il caso ricordato all’inizio della Galleria Borghese, seppure non citato nel libro, è esemplare. In questa mostra inaugurata nei giorni scorsi è stata trasferita la statua di Santa Bibiana dalla sua chiesa, ufficialmente per il restauro della scultura, di fatto perché un’opera così importante non poteva mancare, secondo i curatori, nell’evento che la Galleria ha dedicato a G. L. Bernini. Questioni di restauro a parte, era proprio necessario spostare questa statua dal contesto per il quale quell’artista la pensò, disegnò, scolpì? La piccola chiesa di santa Bibiana, su cui lo stesso Bernini lavorò come architetto, con affreschi di Pietro Da Cortona contemporaneo di Bernini, vero gioiello d’Arte quindi, si trova sempre a Roma e a non più di un paio di kilometri in linea d’aria dalla stessa Galleria. Perché perdere tutte queste occasioni che sollecitano lo spirito critico del visitatore contemporaneo? Perché poi addirittura perdere la possibilità di vivere un confronto singolare, quasi unico, fra l’architettura della chiesa barocca di santa Bibiana e quella moderna di Angiolo Mazzoni? Tutto questo ed altro offre quel sito. Vorremmo qui anche entrare nel merito dell’esposizione dedicata a Bernini ma è inutile perché Scipione Borghese (cui si deve la stessa Villa e molte delle opere della collezione lì ospitata) e Carlo Scarpa (fra i migliori e più raffinati autori di allestimenti museali) sembrano morti e scoparsi dalla consapevolezza di molti curatori.

Non mancano nel libro i riferimenti a casi positivi come quello della mostra fiorentina di Ai Weiwei anche se sono molto forti le perplessità dal nostro punto di vista proprio su questo caso. E così pure un altro esempio “virtuoso” ricordato dagli autori è quello del rifiuto della soprintendenza competente di mandare i Bronzi di Riace all’Expo’ 2015 così come avrebbe voluto Vittorio Sgarbi; pur condividendo il “gran rifiuto” quest’ultimo andrebbe però molto meglio contestualizzato e indagato alla luce di dinamiche che con la tutela potrebbero non avere nulla a che fare.

«La cultura è resistenza» scrivono gli autori. Resistere a cosa? Bene lo descrivono le parole di Montanari: «[…] la moltiplicazione delle trasmissioni alla Voyager, o la sostituzione della divulgazione storica con la fiction sono altrettanti modi di solleticare l’inerzia del presente, rinunciando a proporre l’alternativa della conoscenza». Resistere a coloro che non sanno distinguere una ricerca scientifica da una divulgazione alla Voyager; resistere a coloro che hanno dimenticato il significato della conoscenza e della sua condivisione. E’ chiaro che le riflessioni degli autori si rivolgono alla realtà nella sua interezza ma non si può nascondere che il problema mostre (e non solo) si amplifica quando le opere esposte sono dello Stato e così pure le strutture, come appunto le soprintendenze e la stessa Galleria Borghese, che nel loro agire spesso interpretano in modo davvero allegro quanto fissato dall’articolo nove della Costituzione Repubblicana il quale recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Il promuovere cui fa riferimento questo articolo non significa solo non impedire ad uno studioso di fare e completare una ricerca scientifica, significa anche fare in modo che la cultura arrivi ai cittadini perché questi non hanno solo doveri ma anche diritti fra cui quello alla cultura; e tutto ciò non certamente attraverso la banalizzazione che spesso accomuna tante iniziative cosiddette culturali. Per far questo però occorrono competenze specifiche di più figure professionali che cooperano, cosa questa che detta così appare di una naturalezza tanto sconcertante da non trovare riscontro nella realtà.

Le mostre servono a cosa quindi? E a chi soprattutto? Sempre più spesso esse servono in realtà ad allungare i curriculum dei curatori (soprattutto quando i medesimi ne organizzano una al mese) e quando i musei devono fare cassa. Non sono di nessuna utilità ai visitatori quando questi ultimi sono considerati alla stregua di chi va in un supermercato a comprare un etto di mortadella.

Il caso della mostra dedicata a Bernini torna utile anche in questo senso. Esclusa una serie ristretta di categorie di esonerati (quasi totali) il biglietto ha un prezzo di venti euro cui vanno aggiunti due euro per la prenotazione obbligatoria. Quest’ultima angaria di due euro è una clamorosa invenzione che mette sullo stesso piano questo museo con certe compagnie di viaggi così come con altre telefoniche (ricordate il balzello su ogni ricarica cui eravamo soggetti e oggi per fortuna abolito?). Quella cifra, 22 euro, non è alla portata di tutti; ignorare questo significa non avere il polso della realtà. A questo punto ci chiediamo che senso abbia riservare Bernini solo a pochi.

Il pamphlet di Montanari e Trione pone domande, dà molte risposte ma soprattutto invita a porsene molte altre sulla realtà che ci circonda. Chi volesse lasciare ancora sui propri occhi la mortadella servitagli in qualche supermercato/mostra non lo legga questo libro perché potrebbe scoprire di essere più povero di quanto pensava di essere e non certo per i 12 euro che ha pagato per acquistare il volume ma per le mancate occasioni culturali cui ci costringe sempre più spesso lo star system museale attuale.

Fabio A. Grasso

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