Tutti contro tutti gli Istituti del Mibact romani, vecchi e nuovi. Come nella polverosa Tombstone del 26 ottobre 1881, ogni struttura, abbandonata a se stessa, ogni giorno deve mettere mano alla fondina. Alle colt per fortuna si sono sostituiti gli accordi, più o meno rispettati, più o meno palesi per accaparrarsi un posto al sole, cioè un ufficio. Nel selvaggio West il tutto fu una roba di 27 secondi, mentre a Roma il duello dura da mesi.  

La questione è surreale: a seguito della riforma delle strutture di Tutela e dei Musei e dell’istituzione dei Parchi archeologici, il Mibact avrebbe dovuto governare l’assegnazione di personale, risorse e uffici ai diversi Istituti. Recita il DM. 44 del 23 gennaio 2016, art. 6, comma 5: “Entro trenta giorni dalla pubblicazione del presente decreto…sono individuati gli istituti, gli immobili e i complessi da assegnare agli istituti e ai musei di cui al comma 1…”

La realtà che si vive è invece altra.
Fatta eccezione per le risorse finanziarie, definite ed eterodirette sebbene insufficienti, e sorvolando sulla disinvolta modalità seguita per l’attribuzione del personale, già denunciata da questa Organizzazione, sull’attribuzione delle sedi istituzionali e operative il dicastero diretto da Franceschini sta dando infatti il meglio di sé.
Tralasciando ogni altra considerazione sulla perdurante assenza di monitoraggio sul contesto di partenza e sugli effetti in itinere, pure inquietante in sé, sulle modalità di reclutamento dei dirigenti (duramente censurate dalle Magistrature), sull’ovvia – ma negata – prevedibilità del conseguente assassinio della Tutela, sull’assenza di qualunque progettualità che non fosse quella di asfaltare le aborrite Soprintendenze per vendere un tanto al litro il “petrolio” monumentale di cui indegnamente disponiamo, sulla moltiplicazione di burocrazia (senza una pianificazione sui materiali dei depositi, gli archivi, i servizi centrali) che sta già producendo un pessimo effetto sul patrimonio culturale che dovrebbe invece crescere e migliorare secondo le finalità dichiarate, oggi siamo costretti a soffermarci sull’incomprensibile modalità di gestione delle fasi che prevedono sulla carta l’assegnazione di strutture logistiche, personale, mezzi e dotazione finanziaria ai nuovi mostri generati dal Ministro a seguito della riforma eponima. In buona sostanza, il MNR detiene le sedi di Palazzo Altemps, Palazzo Massimo, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi; il Parco del Colosseo gli uffici interni al monumento e quelli di S. Lorenzo in Miranda; il Parco di Ostia gli uffici già operativi prima della riforma; la SSABAP e il Parco dell’Appia Antica si arrangiano. Come? Tentando inutilmente di occupare scrivanie e ambienti lasciati liberi dalla trasmigrazione ad altre sedi dei colleghi. Insomma, a diversi mesi dalla demolizione – vituperatissima dalla comunità scientifica internazionale – delle strutture di Tutela, del D-day che ha sfigurato un sistema che è stato da sempre un modello di intervento apprezzato per la Tutela e la Valorizzazione del Patrimonio Culturale della Nazione, dobbiamo ancora una volta denunciare la gravissima assenza di capacità previsionale, organizzativa, operativa del MIBACT.

La Confsal-Unsa continua da mesi a ricevere segnalazioni e richieste di intervento da parte di colleghi costretti a lavorare in condizioni di quotidiana precarietà, in particolare all’interno degli Istituti di nuova creazione.
Un caso del tutto anomalo è quello del Parco Archeologico dell’Appia Antica, istituito ma non dotato di uffici, i cui dipendenti sono sottoposti a difficoltà operative inconciliabili con il corretto esercizio dell’attività lavorativa, lontane anni luce dal modello di gestione tarato sul benessere psicofisico del lavoratore, nella quotidiana incertezza sul mantenimento delle proprie postazioni, costretti a transumare continuamente da una sede (precaria) all’altra per poter lavorare con costrutto e rapportarsi con i colleghi vittime della diaspora, in un clima che per la durata della condizione di precarietà si configura quale vero e proprio mobbing verticale.

Siamo sconcertati dall’inerzia delle Direzioni Generali e del Ministro su tali problematiche, più volte inutilmente evidenziate, anche da alcuni Dirigenti, così come denunciamo il perdurante disinteresse ministeriale per le condizioni inaccettabili e non più tollerabili alle quali il corpo dei dipendenti della Tutela è sottoposto ormai da un biennio.

Non credevamo di dover assistere perfino all’accattonaggio istituzionale per ottenere una sede la cui assegnazione avrebbe dovuto precedere ogni altra dotazione.
Non abbiamo mai nascosto la nostra avversione ad una riforma non motivata, non condivisa, non verificata nei suoi devastanti (prevedibilissimi) effetti e dunque insensata, ma si abbia ora almeno il coraggio e la decenza di realizzarla compiutamente o di staccare la spina che la costringe a vegetare.

p. LA SEGRETERIA PROVINCIALE CONFSAL-UNSA BENI CULTURALI ROMA dr.ssa Carmelina ARIOSTO

10 novembre 2017