La ricostruzione nell’area, tra Marche, Umbria e Lazio, dopo il sisma del 2016 non decolla? L’emergenza continua ad essere lo status di tanti elementi del patrimonio storico-artistico-archeologico? Ad un anno di distanza e con un nuovo inverno da affrontare, c’é il rischio che continuino a deteriorarsi parti di mobili e immobili ancora in attesa del primo intervento?

Inutile affannarsi tanto. A L’Aquila, dove il terremoto c’è stato nel 2009, si lavora ancora. A distanza di otto anni dalle scosse che hanno distrutto e lesionato gran parte degli edifici del centro abruzzese e del suo hinterland, c’é ancora molto da fare. Tra carenza di figure operative e il sovrapporsi delle competenze, non è facile. “Ad oggi sono circa 750 gli interventi di ricostruzione, tra L’Aquila e i Comuni del cratere, che passano al nostro vaglio. Molti cantieri, sia pubblici che privati, riservano però delle sorprese: durante i lavori spuntano affreschi, resti archeologici, frammenti di pietre lavorate. Serve un grandissimo lavoro di tutela del patrimonio culturale, ma siamo a corto di personale. Questa è una grossa criticità”. Alessandra Vittorini, dal 2015 a capo della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per L’Aquila e i Comuni del cratere, ne parla con preoccupazione.

Già perché, nonostante gli annunci del ministro Franceschini, a mancare a L’Aquila e dintorni sono i professionisti del settore.

“Siamo tranquillamente tra l’80 e il 90% di lavori approvati e partiti, ma c’è carenza di personale. La mia Soprintendenza è entrata in funzione ai primi del 2015 e non ha mai avuto nuove assegnazioni di personale, non c’è stato ricambio. Sulla carta dovrei avere 105 dipendenti, ma in servizio sono 64. Tra questi 64 c’è personale amministrativo, di vigilanza, bibliotecari… Se andiamo a contare le figure che lavorano operativamente nella tutela dei beni culturali, come gli architetti, gli archeologi, gli storici dell’arte e i restauratori ne troviamo 6, invece di 32. Da due anni ci arriva personale in prestito dalla Soprintendenza di Chieti …”, racconta l’architetto Vittorini. Certo c’é il personale neoassunto, insomma quello proveniente dal concorso indetto dal Mibact. Archivisti e Bibliotecari, ma neppure un archeologo. “… in una situazione come questa de L’Aquila è l’archeologia l’emergenza assoluta. Qui si sforacchia il suolo e a ogni metro quadro si trova di tutto, addirittura necropoli e tombe dei secoli scorsi. Noi abbiamo un patrimonio sconosciuto che sta uscendo fuori dal sottosuolo … Per non parlare dei soffitti dei palazzi con affreschi del ‘400 e del ‘500”, dice la Soprintendente. Zero archeologi, per così dire di supporto, per un territorio che ne richiederebbe molti. Come se al Mibact non conoscessero le esigenze di questi luoghi. Come se si facesse finta di dimenticarsi dei danni di questo terremoto.

Basterebbe questo deficit di attenzione per delineare quanto le politiche nazionali abbiano disatteso le promesse. Ma non c’é solo questo. Bisogna aggiungere anche il sovrapporsi delle competenze, dettato dalle diverse indicazioni sul territorio che sono arrivate dal 2009 dal Governo centrale. Fatta eccezione per la basilica di Collemaggio “per il resto l’attuazione diretta dei lavori di ricostruzione fa capo a quella che era la stazione appaltante e che oggi è il Segretariato regionale. Il perimetro della mia Soprintendenza rimane comunque il più stravagante, essendo limitata ai Comuni del Cratere. Quando c’è stato il terremoto del 2016 poi hanno deciso di istituire una Soprintendenza speciale che comprende zone del Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. Questo nuovo ufficio si sovrappone a volte, anche nelle competenze”, racconta ancora la Soprintendente.

Un terremoto dopo l’altro. Promesse che si aggiungono a promesse. Contando sul tempo che passa e diluisce i ricordi. Fanno tutti così. Dal Presidente della Repubblica al consigliere regionale. Arrivano, fanno una visita e poi ripartono. Oggi ad Arquata del Tronto, Pievetorina e Castelsangelo sul Nera, ieri a L’Aquila e centri limitrofi. Eppure si parla di borghi da ripopolare, di paesaggio da tutelare. Il dubbio che si tratti solo di parole si rafforza andandoci in quei luoghi, magari ripensando alle parole della Soprintendente Vittorini.

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