A un anno e mezzo dalla prova architetti, archivisti e altri esperti restano (per adesso) a casa. E a risentirne è il sistema della tutela

Viene presentato come il punto di svolta nella tutela dei beni culturali in Italia. Un punto di svolta atteso da troppi anni, che il ministro Dario Franceschini esibisce come un vano della propria gestione. Ma il concorso er assumere 5000 nuovi funzionari nelle esangui soprintendenze, in archivi e biblioteche ridotti a lumicino stenta a dare i suoi frutti. Bandito nel

maggio 2016, avrebbe dovuto produrre effetti giù alla fine di quell’anno. Nel frattempo il ministro è riuscito a portare da 500 a 800 i nuovi innesti. E spera di arrivare a quota 1000 con la nuova legge di stabilità. Ma anche il 2017 è avviato a chiudersi e appena un settantina sono le assunzioni realmente effettuate: una cinquantina id bibliotecari e una ventina di antropologi.Languono invece tutti gli altri, architetti, storici dell’arte, archeologi e archivisti.
Le prove si sono svolte e le commissioni si sono pronunciate. I vincitori sono stati proclamati le graduatorie sono state fissate e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale Accanto ai vincitori compaiono gli idonei. Però qualcosa si è inceppato. Trascorrono le settimane, i mesi e, nonostante le sollecitazioni di chi ha superato la prova e attende l’immissione in ruolo, nulla accade. Nè si capisce con certezza dove siano gli intoppi.
E’ la prima volta, si sottolinea al ministero, che si bandisce un concorso di queste dimensioni e il motivo del ritardo nelle assunzioni, s’insiste, sono i ricorsi al Tar. Alcuni dei quali contestano i requisiti richiesti ai candidati o la posizione in graduatoria. Ma può essere solo questo il motivo? C’è chi ricorda che anche dopo precedenti concorsi furono presentati ricorsi. Eppure si procedette ugualmente alle assunzioni con riserva. Al Mibact ribattono che non è possibile operare in questo odo e che molto invece dipende alle diverse interpretazioni dei giudici amministrativi. Inoltre, assicurano, le assunzioni avverranno entro la fine di quest’anno. Aggiungendo che nel frattempo sono stati reclutati 45 nuovi funzionari amministrativi (non provenienti però dal concorso). In attesa che la situazione si sblocchi continuano a fioccare gli interrogativi su come opera il ministero. Un’altra ragione del ritardo può essere di tipo burocratico. E risale a un paradosso. Molti candidati, che da anni sono impiegati come funzionari, ma in modo assolutamente precario, hanno acquisito grandi competenze. E questo li ha indotti a presentare domanda per diverse classi di concorso, per esempio sia come archivisti sia come bibliotecari. E ad aver vinto per entrambi i ruoli. Insomma, potrebbe essere stata la spiccata preparazione di tanti concorrenti ad aver messo in crisi gli apparati ministeriali?
Il Mibac ha urgentissimo bisogno di rinforzare i propri organici, sia a Roma, nelle sue strutture centrali, sia soprattutto nelle soprintendenze territoriali o negli archivi, dove si esercita concretamente la tutela. Ma il compito è arduo e cono poco personale si fa anche fatica a smaltire le pratiche post concorso.
E così 91 archeologi hanno vinto il concorso e altri 112 sono risultati idonei, ma nessuno di loro ha effettivamente preso servizio.Lo stesso accade per gli storici dell’arte (40 vincitori e 41 idonei, nessuno assunto), per gli archivisti (95 vincitori e 136 idonei, nessuno assunto) e per le figure di promotore e comunicatore (30 vincitori e 79 idonei, nessuno assunto). Per gli architetti siamo ancora più indietro. Il bando prevedeva 130 posti, ma si è ancora in attesa che venga pubblicata la graduatoria di merito. Come pure per i restauratori, ai quali si attribuivano 80 posti, ma è appena uscita la graduatoria degli ammessi all’orale.
La situazione in molti uffici del ministero si è fatta pesante. In particolare in tante soprintendenze delicate, alle prese, senza il personale sufficiente, con le semplificazioni procedurali decise dalla riforma Madia, che impongono tempi brevissimi per le autorizzazioni paesaggistiche. L’eta media dei funzionari supera i 55 anni e fra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo sono in tanti ad andare in pensione. Le nuove assunzioni non avrebbero coperto tutte le necessità. Ma una boccata d’ossigeno l’avrebbero comunque assicurata. Sempre che giungano in porto al più presto.

Repubblica, 10 Novembre 2017