Una minaccia incombe sul territorio italiano: l’iniziativa del senatore Ciro Falanga (Ala di Verdini) per prolungare la vita di case fuorilegge. Basta che siano abitate, e dovranno essere demolite per ultime e quindi mai, parrebbe. C’è stato lo stop al ddl pessimo (ma per la pace pure a quello buono contro il consumo di suolo); e se ne riparlerà. Intanto la notizia ha creato aspettative nella platea degli abusivi sempre in agguato.

Nello sfondo l’ espediente, l’impostura dell’abuso di necessità a cui spetta ogni indulgenza – “buonismo”, direbbe il poeta Salvini – perché la tolleranza zero è riservata ai poveracci che dal suolo non traggono vantaggi neppure se vi nascono.
Il rinvio sine die della demolizione – la pena esemplare evitata – equivale ad un incitamento a commettere altri reati, perché ogni potenziale abusivo avrà la speranza (o la certezza?) che basta aggrapparsi al corpo del reato per metterlo al sicuro.
L’abusivismo edilizio ha rovinato grandi parti dei territori regionali. Di più nel Sud in preda ad una secolare smania autodistruttiva, nessuna pietà neppure per paesaggi decantati da Goethe. Una cosa seria per il Belpaese, ben più di una trasgressione alle regole di convivenza civile, perché gli sconquassi provocati dall’edilizia illecita sono irrimediabili anche quando non è catastrofe. L’abusivismo ha imbruttito l’Italia oltre ogni predizione (quelle di Cederna fino all’ultimo). Il rimorso dovrebbe essere essere il sentimento resistente ( “veniva prima ed ora mi precede”, parola di Flaiano). E invece dura il tempo delle messinscena quando tocca contare morti e feriti, (Casamicciola l’atro giorno); le istituzioni compunte nel cordoglio, complimenti ai soccorritori, scontata l’ evocazione della tragica fatalità.
In casi come questi la prosa politicante tocca livelli penosi di ipocrisia. “Basta condoni”. Si è sempre detto così in ogni terribile occasione. Così ai tempi del governo Craxi, il gran perdono del 1985 pochi anni dopo il disastro in Irpinia. A seguire un decennio di nuove violazioni, un milione di case abusive; e quindi un’ altra supersanatoria nel 1994, anno primo del berlusconismo, rilanciata nel 2003 col vento ancora in poppa, irresponsabilmente annunciata, con tutto ciò che comportano le notizie di amnistia imminente.
Il “Partito delle libertà” non ha mai nascosto la simpatia per i disubbidienti alle regole urbanistiche e non solo. Tant’è che nel 2009 è ancora Berlusconi a lanciare il programma dell’edilizia insubordinata per sempre. L’invenzione dei piani-casa, la deroga come apoteosi dell’abusivismo, l’anarchia della betoniera motore dello sviluppo. Il via libera (per quanto non vi sia un provvedimento quadro), accolto con l’entusiasmo che conosciamo, le Regioni di destra e di sinistra unite nella lotta di liberazione dai vincoli e per l’arrembaggio delle trivelle.
Nel mondo civile non sanno cosa sia l’abusivismo edilizio (what ?), e neppure ci pensano di aggirare le norme urbanistiche, tutta roba di questo nostro Paese fuori controllo. Nel quale tanta parte della classe politica pensa a largheggiare nel permissivismo per raccogliere voti nella più vicina competizione elettorale.
Di recente il ministro DelRio ha ridetto “basta condoni”. Ma ha sorvolato sulla proliferazione di piani-casa regionali destabilizzanti la pianificazione locale. Disposizioni illegittime dal 2009, peraltro in assenza di una legge quadro nazionale – ripete Salvatore Settis. Dovrebbero essere impugnate in blocco davanti alla Corte Costituzionale. E invece ci sono Regioni che accolgono l’invito senza remore. Pure la Sardegna che dovrebbe fondare sul paesaggio il proprio futuro. Invece che su piani-casa /piani- alberghi, più volumi in deroga per tutti/per sempre e anche in contrasto con il Piano paesaggistico. Nel solco della malasorte dell’isola disboscata, incendiata, manomessa da chi la vuole abitata ai bordi d’estate e vuota al centro dove si preparano le razzie degli speculatori di fonti energetiche; la Sardegna ai primi posti della classifica delle Regioni con il più alto tasso di edilizia illegale. Dica la politica sarda se intende davvero scantonare dal buonsenso delle regole a cominciare dalla “Legge Salvacoste -2004” che l’art. A4 del Ddl del governo regionale sembra minare alla radice. A rischio, quindi, il Piano paesaggistico.
Tocca alla politica esprimersi senza tatticismi. Anzitutto a Soru che ha voluto la più lungimirante riforma per la tutela dei paesaggi dell’isola, apprezzata in Europa e continuamente spintonata degli alleati, il fuoco amico che ha indotto il presidente alle dimissioni nel 2008, mentre si parlava di legge urbanistica. Finito lì, purtroppo senza il chiarimento che sarebbe servito nel successivo giro. Com’era prevedibile.

2 novembre 2017