I più romantici hanno pensato alla scighera, la nebbia milanese che alla faccia dei luoghi comuni a Milano non si vede quasi più. Anche in queste mattinate di risveglio immersi nel grigio, di nebbia ce n’era poca, quella patina in cielo era principalmente smog.

Milano, come buona parte della Lombardia, è fuorilegge con i limiti di polveri sottili da dieci giorni.

I valori di PM10 in città hanno raggiunto la soglia di 116 microgrammi al metro cubo e non va meglio nel resto della regione: Bergamo 116, Vigevano 117, Saronno 108, Meda 93, Cantù 97. La soglia di legge fissata dall’Ue è di 50 microgrammi al metro cubo, l’hanno superata per 10 giorni consecutivi le province di Monza, Mantova, Bergamo, Brescia; 11 quelle di Lodi e Cremona; 7 a Pavia.

L’assenza di pioggia e la bassa pressione stanno favorendo l’accumulo di inquinanti e il PM10 si blocca lì, ad altezza uomo, senza andare né su né giù. L’orografia della Pianura Padana non ammette scherzi, è cosa nota, non favorisce la dispersione degli inquinanti nell’atmosfera.

Non c’è alcun alibi alla lentezza della politica che non ha affrontato il problema smog come un problema di salute pubblica.

Un problema che in Italia fa 90 mila morti l’anno.

In questa zona d’Europa c’è un solo provvedimento utile a migliorare la situazione: abbassare drasticamente la immissione di inquinanti nella aria. Il resto sono provvedimenti tampone, utili a tempo determinato, ma che non modificano strutturalmente la situazione.

«Tutto quello che immettiamo nell’aria rimane entro i 300 metri – dice Ezio Bolzacchini, docente di chimica ambientale all’Università Bicocca di Milano- è tutto noto da tempo».

Quest’estate Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno firmato con il ministero dell’Ambiente un protocollo aria un po’ più severo di quello degli anni scorsi. I divieti per i comuni con più di 30 mila abitanti scattano al quarto giorno consecutivo di superamento dei limiti, al decimo scattano quelli più severi di seconda fascia. I primi prevedono lo stop dei diesel privati fino agli Euro 4 tra le 8.30 e le 18.30 e l’abbassamento di un grado del riscaldamento, i secondi estendono il divieto di circolazione dei diesel anche ai veicoli commerciali euro 3.

È la reazione giusta a un allarme di queste dimensioni?

Secondo le associazioni ambientaliste e per la mobilità sostenibile no, è troppo poco. E guardano a quanto annunciato dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo, il bando dei veicoli diesel entro il 2024 e benzina entro il 2030.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è a Parigi oggi e domani per partecipare al C40, il meeting di quaranta grandi città proprio sui temi dell’inquinamento urbano. Chissà che il viaggio porti consiglio. «Noi in realtà stiamo anticipando Parigi», ha detto l’assessore all’ambiente del Comune di Milano Marco Granelli a Radio Popolare. «Oggi nel centro di Milano non si può più circolare con i diesel euro 3 e dall’autunno del 2018 avremo il blocco in tutta la città dei diesel euro 3 e dal 2020 il divieto di circolazione di tutti gli euro 4. Installeremo telecamere per vigilare sui divieti e abbiamo fatto un bando da un milione di euro che ha permesso ai privati di cambiare le caldaie a gasolio». È il piano comunale Low Emission Zone.

Per Legambiente Lombardia «il piano antismog della Regione è poco efficace», dice la presidente regionale Barbara Meggetto. «Troppe lacune nei controlli sulle auto in circolazione, per non parlare di quelli sulle caldaie».

Secondo l’Arpa, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, nella provincia di Milano la fonte principale delle polveri sottili è il traffico veicolare per il 47%, mentre le combustioni non industriali, fra cui i riscaldamenti, sono responsabili del 19% delle immissioni.

La fonte principale degli ossidi di azoto è sempre il traffico per il 66%, mentre i riscaldamenti lo sono per il 14%.

https://ilmanifesto.it/emergenza-smog-in-lombardia-e-il-pm10-ad-altezza-uomo-in-italia-fa-90mila-morti-lanno/