Dura interrogazione del senatore Tocci al ministro Franceschini. L’appello dei sindacati e lo strano caso del Colosseo

Appia Antica, da Regina a Cenerentola viarum. La strada che segna la storia verso Sud non ha personale né fondi né una sede che facciano marciare turisti, tutela, economia. La fresca autonomia rischia di essere la condanna del Parco archeologico statale. La denuncia arriva dal senatore Walter Tocci (Pd) che la settimana scorsa, in una interrogazione parlamentare al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha lanciato un atto d’accusa contro la riforma messa in atto dal ministro dem stesso, in tutta Italia. Tocci pone l’Appia antica in testa alla sua critica. Tanto che la domanda risolutiva a Franceschini è “se, dopo aver costituito il parco

archeologico autonomo dell’Appia Antica, separandolo dalla Soprintendenza di Roma, abbia provveduto a dotare l’istituto di mezzi e risorse per il suo mantenimento e la sua crescita”.

Staccata dal “bancomat” Colosseo, l’Appia Antica si ritrova con un manipolo di tecnici intorno a Rita Paris, la neo direttrice che per molti anni è stata responsabile dell’area. “L’Appia – spiega Franco Taschini della Uil pubblica amministrazione – ha una carenza di 12 amministrativi, altrettanti tecnici, ben 51 addetti alla vigilanza, e poi mancano 8 archeologi, 7 architetti, un archivista, un funzionario addetto alla promozione, uno storico dell’arte. .. Praticamente manca tutto. La riforma Franceschini è un vero disastro. E l’Appia Antica è il simbolo di questa catastrofe”.

Toni apocalittici che risuonano anche nell’appello di Claudio Meloni (Cgil): “Le condizioni del Parco dell’Appia sono disperate. I nostri pochi colleghi che operano in quell’area hanno grossi problemi adesso, avendo ormai pochi spiccioli per manutenzione ordinaria e per pulizia, e problemi in prospettiva: l’autonomia del Parco significa che l’ente ora è una stazione appaltante, quindi ha bisogno di amministrativi capaci di gestire la difficile partita del Bilancio. Impossibile farlo con quattro gatti”.

Lo spezzatino prodotto dalla riforma del 2016 non ha scontentato tutti, a Roma. Il Museo nazionale romano, autonomo con le sue quattro ricche sedi archeologiche, e guidato dalla storica dell’arte Daniela Porro, mantiene gli ampi uffici di palazzo Massimo in cui ospita, al momento, sia l’architetto Francesco Prosperetti – rimasto a capo della Soprintendenza speciale all’archeologia, le belle arti e il paesaggio, Sabap, in attesa di spostarsi al San Michele – sia Paris e i suoi fedelissimi, che attendono una sede consona sull’Appia.

Bene sta anche il neonato Parco di Ostia Antica, di nuovo organismo autonomo come era stato fino al 2009, e per questo con una sua sede e un personale storici: Maria Rosaria Barbera è alla testa di 112 lavoratori su un organico di 153 per ospitare 340mila visitatori l’anno. E benissimo sta il Parco archeologico del Colosseo, la più piccola (0,78 chilometri quadrati) delle cinque istituzioni statali dell’archeologia romana. Nella spartizione delle 700 unità in forza alla vecchia Soprintendenza, il Colosseo ha avuto circa 200 persone; le stesse, più o meno, della nuova Soprintendenza unica di Prosperetti (ma l’area qui è di 1.028,52 kmq).
Anfiteatro Flavio e Fori sono capaci di incassare 60milioni di euro l’anno (l’Appia antica, 33,66 kmq, con Villa dei Quintili e Cecilia Metella, non arriva a 100mila euro). E non sarà un caso se l’appello alla mobilità volontaria interna abbia visto una vera corsa al Colosseo. E quasi nessuna richiesta per la Regina viarum. “Come lamentarsi se nessuno è voluto andare sull’Appia se il Parco ha 5 stanze in tutto, ossia non ha una sede?”, sottolinea Taschini della Uil.

La mobilità sta generando un flusso di personale Mibact dal Nord al Sud (1300 le domande arrivate, la graduatoria è incorso di pubblicazione). E stanno per entrare in servizio, in tutta Italia, le circa 800 assunzioni ottenute finalmente dal ministero Beni culturali. Ma i sindacati ricordano che non basta: “Siamo 19mila, pochi. Mancano 3000 unità. E nel 2018 andranno in pensione mille assunti nel 1977 con la ex 285”, sintetizza Meloni. “Più assunzioni, non c’è altra soluzione”, ribadisce Taschini.

Walter Tocci, nell’interrogazione al Senato, evidenzia anche la frammentazione delle competenze. “Fori e Colosseo sono ricaduti nel Parco archeologico, la cui competenza si arresta a porta Capena”, dove entra in campo la Sabap, “la quale gestisce solo un piccolo tratto che termina a Porta San Sebastiano”. Da lì infatti inizia la gestione del, povero, Parco dell’Appia antica. Tocci evidenzia anche un altro problema: “Il Consiglio di Stato ha precisato che il direttore del Colosseo (sarà nominato entro dicembre, ndr) svolge funzioni di valorizzazione tecnica ed economica e solo ‘ sporadicamente’ si occupa anche di tutela”. Chi dovrà allora occuparsi stabilmente della salvaguardia del Colosseo?

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/10/12/news/roma_senza_un_tetto_ne_archeologi_il_parco_della_regina_viarum_da_solo_non_puo_rinascere_-178046968/