Una somma di trovate e nessuno sforzo culturale di connetterle alla storia o di giustificarne le contaminazioni

Caserta – In poco meno di due anni, la trasformazione della Reggia di Caserta, da maestosa ed austera dimora storica a parco dei divertimenti, si è pienamente compiuta.

Fedele interprete della politica governativa franceschiniana della banalizzazione della cultura e dell’arte e dello sfruttamento commerciale più aperto del patrimonio artistico nazionale, il direttore di Palazzo Reale, Mauro Felicori, non si è certo risparmiato, in questo biennio dal suo

insediamento, in idee e pensate mirate a trascinarvi torme di visitatori, con l’unico scopo di fare cassetta. E non importa se molti ci vanno in scampagnata, con palloni al seguito, o a prendere il sole; oppure che la calca delle persone renda quasi impossibile soffermarsi ad ammirare questo o quell’oggetto d’arte; in queste cose, come si predica a Roma, non bisogna andare per il sottile, ma badare al sodo, ossia al numero dei turisti, che, si dice, vanno computati “ a milioni “.

Trascorsa come peggio non poteva l’estate, in cui il disastro gestionale del sito si è evidenziato in tutta la sua effettiva ampiezza, da questo mese debutta alla Reggia vanvitelliana una serie di iniziative il cui comune denominatore è l’intrattenimento, lo spettacolo divagante, cioè quanto di più lontano dal godimento artistico, che è intimo e mirato alla conoscenza attraverso l’ approfondimento di uomini, fatti e ragioni. E che nulla hanno a che vedere con il luogo storico in cui sono state trasposte e persino ficcate, se non il fatto che lì si è voluto portarle, nell’ottica dozzinale, leziosamente elitaria e di puro profitto, dei monumenti ridotti a << splendide cornici>> in cui organizzare sempre <<suggestivi eventi>>. Tanto che oramai l’endiade della splendida cornice della Reggia e del suggestivo evento la si trova in bocca a tutti i politici (sedicenti) casertani, come il buon giorno ed il buona sera, ed in tutti i manifesti, sia che pubblicizzino la sagra della birra, che la corsa podistica, che il raduno serale con il lancio delle lanterne cinesi, proprio quelle che quest’estate a Napoli hanno innescato l’incendio del Parco Virgiliano a Posillipo.

Ma neppure il facilismo di questi nostri anni giustifica che le maggiori istituzioni culturali, e tra esse il nostro massimo monumento, assecondando la moda corrente di un mondo ipermediatizzato dove le percezioni prevalgono sulla realtà, si prestino a degradare e svilire i beni rappresentativi della nostra civiltà, nelle forme già sperimentate (qualcuno ricorda le cene della vergogna degli ingegneri e simili ?) ed in queste che si preparano. Chi vuole legittimamente divertirsi, allietarsi, rallegrare con tali cose vada per favore altrove, nei tanti posti naturalmente a ciò deputati, rinsavendo da quell’ambizione che gli fa ritenere che solo la Reggia possa fare al suo caso.

Scansato il pericolo che Federica Pellegrini nuotasse nelle vasche del parco reale, come era stata richiesta di fare – e non sappiamo se la campionessa mondiale abbia declinato l’invito per tema di infezioni, avendo saputo delle condizioni di insalubrità delle acque, o per coscienza del ridicolo di essere esibita come un fenomeno da baraccone – pare che non ci si salverà dalla regata tra Oxford e Cambridge . Perentori i promotori: “Lo spettacolo è assicurato anche dalla locationassolutamente fuori dal comune…”; eccola là, come giustappunto si diceva! Il fiume Volturno per questa volta può attendere.

Nei giorni scorsi, un nutrito gruppo di danza storica, in costumi di foggia borbonica, non pago di aver sfilato nel centro cittadino, ha tenuto un ballo e varie esibizioni connesse, negli appartamenti reali e nel cuore stesso della Reggia, la sala del trono, dove le sorti del Regno venivano discusse e dove, secondo l’esigente cerimoniale di corte, le ambascerie venivano ricevute. Il senso sacrale che abbiamo di quei luoghi ci fa dire che sarebbe andato benissimo alla bisogna il salone delle feste di un qualsiasi grande albergo cittadino.

Di fatto, come si vede dalla foto che pubblichiamo, centinaia di piedi, di suole, di tacchi e scarpe, chissà se muniti di centrelle per piroettare meglio, hanno calcato e balzato su quei delicati e secolari pavimenti, che in molti punti già presentano gravi danni da usura, di cui pure nessuno si dà pena. Per tacere di impianti musicali ed attrezzature che si sono dovuti installare e movimentare.

Il sindaco di Caserta, Carlo Marino, al telegiornale regionale ha elogiato la manifestazione, assimilandola addirittura ai “ …grandi eventi…” e tirando in ballo “…la voglia di stare insieme e costruire un percorso turistico…”. Argomenti, questi, diversivi e poco credibili, solo pensando alle pedane sfondate di corso Trieste ed all’anarchia che domina persino nel centro storico.

Per il mese di settembre è stata annunciata ancora una esibizione, quella di Marco Lodola, artista fondatore del nuovo futurismo, che dovrebbe illuminare di luci e figure la facciata della Reggia, nella chiave della pop art. Le opere di Lodola sono molto belle e suggestive, ma onestamente in questo contesto immaginato ci sembrerebbero come il cavolo a merenda.

A Napoli la sovrintendenza locale ha avuto la forza di scongiurare lo scempio del corno gigante sul lungomare. Su quella di Caserta, sembrandoci il classico vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro, non c’è da sperarci molto.

Quando è stata divulgata la notizia dell’evento sono state usate parole grosse, immaginando che Vanvitelli stesso si sarebbe compiaciuto del prossimo “…tripudio di luci, colori e forme…”.

Più fondatamente, crediamo che, al contrario, il massimo Architetto si rivolterebbe nella tomba.

Sul piano della valorizzazione artistica e monumentale del complesso vanvitelliano si deve registrare, all’incontro, la corrività più assoluta. Se si pensa che si è dato spazio alla Fake Art della Klimt Experience o che la collezione Terrae Motus di Lucio Amelio langue del tutto, nel mutismo perdurante e dal quale non sembra essere mai uscito, del comitato scientifico che pure è stato istituito per fondare una politica museale degna di questo nome e del luogo.

Ma, a dispetto di queste nostre proteste, sappiamo che i danni sono già stati prodotti, da questo modo sciagurato di intendere la cultura.

Come dimostra il fatto che, appena qualche settimana fa, un gruppo di adolescenti, intrufolatosi tranquillamente nell’area archeologica dell’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, non abbia esitato a festeggiare uno di loro con tanto di tavolino, bottiglie di spumante, cori augurali e fuochi di artificio.

O che, quel che pur resta del più grande giornale del mezzogiorno, abbia potuto titolare – quasi come un riflesso condizionato – a riguardo di una rappresentazione tenuta alla Reggia nei giorni scorsi: “Maria Antonietta Il ritorno a Palazzo Show teatrale-musicale a tema storico ispirato alla moglie di Luigi XVI”.

Palazzo Reale come una nuova Broadway. Come volevasi dimostrare !

21 settembre 2017

Nella foto, ballo alla reggia

https://www.casertace.net/4314-.html