In totale disprezzo dell’art. 9 della Costituzione la Sicilia annulla, di fatto, i Piani Paesaggistici.«Neanche precedenti governi guidati da presidenti accusati o condannati per rapporti con la mafia erano mai arrivati a tanto». Con queste parole Gianfranco Zanna,

 

presidente di Legambiente Sicilia, commenta quello che ha definito un «osceno» emendamento alla legge finanziaria regionale, approvato a metà agosto, ma la cui incostituzionalità aveva già denunciato lo scorso febbraio quando era stato approvato in Commissione Ambiente (cfr. «Il Giornale dell’Arte», n. 373, mar. ’17, p. 8).

Presentato dal presidente Rosario Crocetta, insieme agli assessori all’Energia e al Territorio e ambiente, l’emendamento smantella i PP, prevedendo deroghe per le opere di pubblica utilità, vale a dire per tutte le opere pubbliche e private o di concessionari di servizi e lavori pubblici che possono essere dichiarate tali. Le norme di tutela paesaggistica, d’ora in poi, perdono di efficacia di fronte al progetto di un elettrodotto, un porto turistico, un parcheggio, una discarica o un inceneritore. Non solo, la nuova normativa interviene «a ritroso, aggiunge Zanna, pure su opere per cui si sono definiti i provvedimenti di diniego per contrasto con i piani recentemente approvati». L’assessore al Territorio, Maurizio Croce porta come esempio la Catania-Siracusa, che «aveva un tratto con un vincolo paesaggistico» in contrasto con «opere che oggettivamente sono strategiche per viabilità e energia, dinanzi alle quali non ci possiamo fermare». Quello che, però, l’assessore non dice è che anche prima era prevista la possibilità di modifica o annullamento di un vincolo paesaggistico; solo che erano le Soprintendenze, a cui la normativa regionale demanda la tutela del paesaggio, a richiedere la convocazione delle Commissioni provinciali che comprendono, tra gli altri, anche il sindaco a garanzia della partecipazione pubblica, e che sono nominate con decreto dell’assessore ai BBCC sulla base di una proposta ben motivata da analisi di paesaggio o da rilevanti interessi strategici. Erano, dunque, queste Commissioni gli organismi legittimati a procedere anche all’annullamento di un vincolo. Per restare, in particolare, all’esempio fatto da Croce, l’art. 45 del Piano paesaggistico di Siracusa, ad esempio, non esclude aprioristicamente l’ammissibilità delle opere di grande trasformazione del territorio. La verità, allora, è che non si è inteso fare altro che spostare la valutazione di compatibilità di un’opera con le norme di tutela paesaggistica da questi organismi tecnici alla Giunta regionale.

Una politicizzazione di questioni tecniche a cui, peraltro, non è nuovo il Governo Crocetta. Quando si trattò, infatti, di prevedere un autorevole parere per il prestito fuori dal territorio regionale dei capolavori identificativi dell’intera Regione siciliana, Mariarita Sgarlata, una delle cinque meteore ai BBCC, l’assessore «tecnico», non un «volgare» politico, nel suo decreto «blinda prestiti» preferì a quello del Consiglio regionale BBCC, organo tecnico-consultivo, quello della Giunta appunto, come se gli assessori alle Risorse agricole, alla Salute o alla Famiglia fossero in possesso degli strumenti per valutare le ragioni conservative e i profili culturali e scientifici sottesi alla richiesta di prestito della «Resurrezione di Lazzaro» del Caravaggio o l’«Annunciazione» di Antonello o il Satiro Danzante, tra le 23 opere di cui è vietata (con deroghe) l’uscita dal territorio regionale.

Con l’annullamento, di fatto, dei PP, la Sicilia vanifica i progressi (cfr. box) fatti rispetto alle altre regioni (solo Puglia, Toscana, Sardegna e Piemonte posseggono PP e solo in anni recenti). Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia, parla della vittoria della «Sicilia dei nuovi barbari contro la Sicilia delle regole e della cultura».

 

Il caso del Piano Paesaggistico di Siracusa

Lo scorso 7 luglio l’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio ha approvato il Piano Paesaggistico di Siracusa, adottato nel febbraio 2012. Il documento non porta più la firma di quell’Alessandra Trigilia al cui illecito (come poi stabilito in un’aula di tribunale) trasferimento dall’unità Paesaggistica della Soprintendenza ad altro istituto non sembra essere stata estranea proprio la redazione del PP, e che a distanza di qualche anno da quella vicenda è stata di recente insignita di un pubblico encomio da parte dell’Assessorato BBCCIS, insieme a Michele Buffa, dirigente del Servizio Pianificazione Paesaggistica del Dipartimento (con loro Rosa Lanteri, all’epoca a capo dell’Archeologica) per «l’operato in difesa dei valori della legalità e della bellezza del paesaggio». La partita, però, è tutt’altro che chiusa. L’approvazione del PP, infatti, non è ancora definitiva, e a rallentare la stesura del decreto assessoriale che la renderà tale è intervenuta una sentenza del luglio scorso del Tar di Catania che ha accolto i ricorsi della società Elemata contro il no al resort alla Pillirina, uno degli ultimi tratti costieri non devastati dalla cementificazione. Una sentenza che rischia di annullare in parte il PP e che getta una forte ipoteca sul destino della costituenda Riserva, per la quale da oltre un lustro si battono, al fianco della Soprintendenza, gli ambientalisti di SOS Siracusa sotto il vessillo di Enzo Maiorca, i Verdi, Fabio Granata, l’avvocato regionaleSalvo Salerno, che parla di «sentenza illogica e facilmente appellabile», lo studio legale di Legambiente, che ha già annunciato di volerla appellare, oltre a un prete campione di molte battaglie ambientaliste, padre Rosario Andrea Lo Bello. Quello che invece contestano i magistrati del Tar sono presunte irregolarità nelle procedure di adozione del PP, per cui sarebbero state disattese le garanzie di partecipazione e di contraddittorio. Per Legambiente, invece, il collegio disconoscerebbe le precedenti sentenze che proprio sul merito della partecipazione hanno affermato l’opposto, come attestato dai verbali di concertazione. Osservano, inoltre, che il piano approvato, modificando e, quindi, superando attraverso le osservazioni accolte (ben 600), quello adottato, rende la sentenza inapplicabile. Una battaglia destinata, dunque, a proseguire nell’aula di un tribunale.

A definire, infine, il quadro di questo totale disprezzo dei valori paesaggistici e ambientali, da una parte la promessa del candidato 5S alla Regione Cancellieri di una nuova forma di condono edilizio, quella dell’«abusivismo di necessità», in continuità con la proposta del governo Crocetta dell’estate scorsa di sanatoria delle case abusive entro la fascia dei 150 metri; dall’altra la vicenda del sindaco 5S di Licata, Angelo Cambiano, sfiduciato (con due abitazioni bruciate e sotto scorta) dalla sua stessa maggioranza perché voleva rendere esecutiva una sentenza della magistratura che ha stabilito la demolizione di 67 case abusive. 

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12 settembre 2017