La lettera più recente è indirizzata al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. A firmarla è l’assessore regionale all’Urbanistica ed Enti Locali Cristiano Erriu. L’oggetto è il disegno di legge urbanistica, la legge “madre” di governo del territorio approvata dalla giunta. Un argomento che nelle ultime settimane ha dato tanto da scrivere e da replicare al governatore Pigliaru e ad Erriu. Battaglia di lettere.

Venerdì il presidente del Consiglio si era rivolto con una lettera al premier Paolo Gentiloni per replicare alla dichiarazioni del sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni. Il governatore non aveva gradito in particolare «l’aver stabilito arbitrariamente una continuità tra le politiche in materia urbanistica della precedente Giunta di centrodestra e l’attuale, da sempre impegnata nella tutela del paesaggio e dell’ambiente». Per questo Pigliaru aveva scritto che la sottosegreteria chiedesse scusa. Interviene Erriu.

Ora è l’assessore Erriu a difendere  il testo che porta il suo nome dalle critiche mosse dal rappresentante del ministero ai Beni culturali nell’isola, il sovrintendente per l’archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Cagliari, Oristano e Sud Sardegna, Fausto Martino. Che, scrive Erriu al ministro Franceschini «attraverso molteplici e discutibili dichiarazioni tanto alla stampa che attraverso blog e social network, assume un atteggiamento considerato da tanti inappropriato per un alto funzionario dello Stato nei confronti dell’istituzione regionale, esprimendo pareri di merito sulle scelte politiche dell’attuale Giunta».

Erriu ricorda le ultime dichiarazioni del Sovrintendente successive all’impugnazione da parte del Governo di alcuni articoli della legge 11 del 2017 – la legge omnibus o delle manutenzioni – «con le quali ha espresso giudizi sulle scelte politiche contenute nel disegno di legge sul governo del territorio attualmente in discussione in Consiglio regionale, scelte sulle quali la Regione ha competenza primaria, anticipando una posizione censoria delle decisioni che nell’assemblea verranno democraticamente assunte».

Martino aveva contestato la possibilità di incrementi volumetrici sulle coste dicendo che non è quella la strada giusta per tutelare il paesaggio.

Erriu nella lettera a Franceschini spiega che con il Soprintendente i rapporti sono da sempre complicati: «Con gli uffici locali del ministero dei Beni e delle attività culturali c’è stata un’estenuante difficoltà di interlocuzione sin dal momento dell’insediamento dell’attuale governo regionale».

Nonostante la Regione abbia «incessantemente cercato una fattiva collaborazione con il Mibact e i suoi organi locali per riprendere le attività di verifica e adeguamento del Ppr che si erano interrotte negli ultimi mesi della scorsa legislatura, tutte le proposte di dialogo e confronto che abbiamo avanzato non hanno prodotto risultati concreti – conclude l’assessore Erriu -. Ciò rende dubbia la praticabilità di prossime interlocuzioni con il Soprintendente che pare mosso da posizioni pregiudiziali, irrispettose dei ruoli e dell’autonomia sarda».

Nuova puntata. La sensazione è che ci saranno ancora lettere e comunicati al vetriolo. A innesacare la nuova miccia è Maria Antonietta Mongiu, ex assessore della giunta Soru e sino a poco tempo fa presidente del Fai. In un recente incontro a Pattada la Mongiu, oggi al timone di Lamas e Sardegna Soprattutto aveva puntato il dito contro l’accondiscendenza della giunta verso certi investitori stranieri (vedi Qatar) suscitando la reazione forte e indignata dell’assessore Erriu.

Ora la Mongiu commenta la lettera di Pigliaru e Gentiloni: «Le parole con cui il presidente Pigliaru si rivolge al primo ministro Gentiloni contro la Borletti Buitoni impressionano per la violenza verbale e per come a sproposito difende l’autonomia speciale e il consiglio regionale contro lo stato centrale. In questo caso, Costituzione alla mano, è lo stato centrale che sta difendendo il paesaggio ed il suolo della Sardegna contro la classe dirigente che governa la Regione. Spiace constatare – l’affondo della Mongiu – che ha ragione la sottosegretaria nel dire che non c’è discontinuità tra Cappellacci e Pigliaru».

La Nuova Sardegna 3/09/2017