Cultura – Franceschini promuove segretario generale del ministero Di Francesco, amica e ferrarese come lui e come il fidanzato ingegnere
Dimenticate le inchieste sugli incarichi post terremoto concessi al compagno o su quelli sospetti del duomo di Modena, Carla Di Francesco è diventata segretario generale del ministero dei Beni culturali, la più alta carica amministrativa. La nomina è del ministro Dario Franceschini, amico di vecchia data e ferrarese doc come l’ex soprintendente. È la seconda donna a ricoprire

la più alta carica amministrativa del Mibact, dopo Antonia Pasqua Recchia in pensione da ieri.

Laureata in Architettura, direttore regionale per i Beni culturali dell’Emilia Romagna, della Lombardia e delle Marche, ha fatto parte del comitato di gestione dei siti Unesco dell’Emilia Romagna che si prende cura, ad esempio, dei monumenti bizantini e paleocristiani di Ravenna. Unica in tutta Italia, viene autorizzata a stilare la lista degli edifici storici: il primo a essere abbattuto è il campanile di un paese in provincia di Ferrara. Stessa città da cui proviene anche il compagno della Di Francesco, l’ingegnere Giuliano Mezzadri. I destini dei tre emiliani si incrociano nel 2014 quando Di Francesco, nonostante il curriculum “classico”, è in pole position per diventare direttore generale dell’arte contemporanea. Sono i primi passi della riforma Franceschini che imprimerà il proprio marchio ai Beni culturali e il ministro incappa in qualche scivolone: come l’ipotesi di mettere a dirigere i musei Annamaria Buzzi, sorella del più noto Salvatore condannato recentemente a 19 anni per associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta “Mafia Capitale”.

Anche la Di Francesco, nonostante i pronostici, non ce la fa, pesa un’inchiesta della Procura di Bologna per abuso d’ufficio che coinvolge lei e il compagno, titolare di un noto studio a Ferrara. A partire dal maggio del 2012, in un anno e mezzo Mezzadri ottiene dalla direzione regionale, presieduta dalla Di Francesco stessa, 18 incarichi relativi al restauro di immobili di pregio danneggiati dal terremoto in Emilia. Solo nel settembre del 2013 Di Francesco delega alla soprintendente ai beni architettonici ogni questione relativa ai rapporti con il suo compagno Mezzadri. Una vicenda sollevata dal Movimento 5 Stelle, che presentò un esposto a firma anche della senatrice Michela Montevecchi: “Il solito film all’italiana, l’amica del ministro viene promossa alla carica più importante del Mibact nonostante una carriera poco limpida e costellata di ombre. Sto già valutando quali azioni politiche fare, sicuramente presenterò un’interrogazione in merito”. L’inchiesta della Procura di Bologna, a inizio 2017, non è ancora chiusa, come chiarisce l’avvocato Giulio Cristofori, e risulta ancora pendente la richiesta d’archiviazione dell’allora pm Rossella Poggioli. Non è l’unica macchia: sempre nel 2014 la Corte dei conti indaga sui lavori di restauro del Duomo di Modena, in particolare su quattro appalti affidati direttamente a una ditta sola la Candini Arte. La direttrice rivendicò il proprio operato dichiarando alla Gazzetta di Modena di aver “violato la legge sugli appalti ma solo per non fermare i lavori sulla cattedrale, in 30 anni di carriera è la prima volta che mi capita di forzare le norme”.

Una forzatura rilevata anche dall’ispettorato della Ragioneria generale dello Stato nella relazione al termine di una verifica di routine dell’estate 2013: “Un irregolare affidamento diretto a un’unica ditta in conseguenza dell’artificioso frazionamento dei lavori di restauro”. Un’errata interpretazione secondo il governo invece che durante un’interrogazione sul tema a opera della Montevecchi negò, per bocca del sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni, qualsiasi “forzatura di legge”. Per la senatrice anche di quell’inchiesta non si è saputo più nulla nonostante l’indignazione dell’associazione Italia Nostra. Nella relazione degli ispettori venivano evidenziate anche altre criticità nelle procedure seguite dalla direzione regionale guidata dalla Di Francesco. Ad esempio i pc acquistati per 68 mila euro, “fatti gravare sui fondi assegnati per il sisma, modelli capaci di elevate prestazioni ma di dubbia utilità per il personale che svolge compiti amministrativi”, o la Lancia Delta acquistata in leasing senza usufruire delle convenzioni e a un costo maggiore della precedente. Ai tempi i risultati della verifica vennero notificati al Mibact, ma forse non sono stati ritenuti interessanti.

FQ, 2 settembre 2017