In una estate bollente dal punto di vista degli incendi, mentre lungo tutto lo stivale assistiamo attoniti all’elevatissimo numero di roghi, buona parte dei quali di origine dolosa, restiamo increduli di fronte ad una emergenza nell’emergenza: i ripetuti incendi innescati quotidianamente nella Riserva di Castel Fusano.
Dal 17 luglio vengono dati alle fiamme quotidianamente, senza sosta, ettari di pineta e macchia

mediterranea nello splendido polmone verde del litorale romano, lo stesso che fu martoriato dal disastroso incendio del 2000. Ma questa volta si sono superati.

Gli inneschi che continuano ad essere rinvenuti non sono evidentemente stati sufficienti finora a determinare adeguate misure di presidio e salvaguardia di un’area di primaria importanza sia dal punto di vista naturalistico, con i suoi esemplari di flora e fauna, che archeologico e storico-artistico, data la presenza dei resti della Via Severiana, della Villa di Plinio e il Castello Chigi.
Area protetta dal 1980, parte della Riserva naturale Statale del Litorale romano dal 1996, poco distante dalla Tenuta Presidenziale di Castel Porziano, con i suoi 900 ettari la pineta di Castel Fusano è quotidianamente frequentata da famiglie e sportivi, residenti sul litorale e non solo. Dunque un’area vissuta e molto amata dai romani, che si sono mobilitati per salvare un bene unico che sta letteralmente andando in fumo sotto i loro occhi. Nascono comitati e petizioni per sopperire a mancanze delle istituzioni, che sembrano non accorgersi del livello di gravità di quanto accade ormai ogni giorno dal 17 luglio.
L’individuazione di alcuni dei “piromani” non ha evidentemente  determinato la soluzione di questa drammatica piaga, che fa emergere in modo neanche troppo velato l’esistenza di motivazioni ben diverse da quelle che i giornali continuano a ricondurre alla tradizionale estemporanea piromania.
E’ solo di oggi, a ben 11 giorni dall’inizio di questa agonia, la notizia relativa alla decisione del X Municipio della città di chiudere gli accessi alla pineta!
Ci auguriamo che un’area così preziosa, cornice paesaggistica della Capitale e sua più estesa area verde, non debba essere oggetto delle sole, e solitarie, preoccupazioni di residenti e frequentatori o di soluzioni tarde ed emergenziali, ma sia finalmente tutelata in maniera preventiva, come meriterebbe e prima che sia troppo tardi.
Il tempo stringe, troppi ettari sono ormai cenere. È davvero emergenza.

30 luglio 2017