Il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, dopo aver demolito, senza alcuna autorizzazione da parte del Mibact e quindi in violazione di numerose leggi dello Stato, alcuni palazzi storici lungo il medioevale Corso Telesio aveva, il 30 giugno 2017, aveva emesso un’Ordinanza per mezzo della quale intendeva procedere all’abbattimento di ben altri quattro palazzi del centro storico della città. La sprezzante motivazione, addotta dal Sindaco, era la medesima della precedente: sono palazzi fatiscenti, irrecuperabili e di nessun pregio storico, architettonico ed artistico. L’intenzione, dunque, era quella di radere al suolo un’altra consistente porzione della nostra

antica storia cittadina. Le particelle elencate nell’Ordinanza (551, 456-457, 215-258 e 856) corrispondono, tutte, a palazzi o porzioni di edifici, perlomeno di epoca rinascimentale del centro storico della città, alcuni dei quali posseggono anche un pregio architettonico e decorativo. Bisogna aggiungere che gli scavi archeologici, effettuati nel corso degli ultimi decenni nel centro storico, hanno dimostrato che quasi tutti i palazzi e le case della città storica sorgono su antiche strutture bruzie e romane, ma che, in particolar modo, quelli del Lungofiume e di Via Campagna (particelle 456-457) sono quasi certamente costruiti su tratti delle antiche cinte murarie di epoca romana e medioevale.
Il Sindaco, in questo caso, non ha fatto in tempo a raderli al suolo perché gli scriventi, che erano già intervenuti per appoggiare l’interrogazione parlamentare presentata da SI il 23 maggio 2017 contro le demolizioni già avvenute, si sono subito attivati chiedendo, in data 10 luglio 2017, il blocco dell’ulteriore minacciato scempio al Ministro Franceschini, al Segretario Regionale del Mibact, dottor Patamia, alla Direzione Generale del Mibact medesimo, dottoressa Bon Valsassina, ed al Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, professor Giulio Volpe.
La struttura tecnico-scientifica del Mibact non ha potuto non convenire con gli scriventi ed, in particolare, il dottor Patamia ha subito, l’11 luglio 2017, inviato una comunicazione -alla Soprintendenza ABAP di Cosenza, all’ufficio del Capo di Gabinetto del Ministro, alla Direzione Generale ed a chi scrive- nella quale invita il Soprintendente di Cosenza, dottor Pagano, “…ad adottare ogni azione al fine di evitare la perdita, in tutto o in parte, del patrimonio suddetto ….tenuto conto dei vincoli e dei dispositivi di tutela operanti…” Il dottor Patamia invita, altresì, il dottor Mario Pagano a tenere conto del parere negativo che, in data 7. 10. 2014, il precedente Soprintendente architetto Garella aveva dato ad una richiesta dello stesso tenore demolitivo avanzata dal Sindaco Occhiuto, in data 2.10.2014.
Tenuto conto degli elementi sopra esposti possiamo nutrire fondate speranze che, grazie all’auspicato ed auspicabile intervento degli organi periferici e centrali del Mibact, non vengano di nuovo violati i vincoli della tutela paesaggistica (17.08.42, n.1150) e gli articoli 45, 12 e 13 del Dlgs. 42/2004 e s.m.i. Mentre appaiono risibili, a chicchessia, i tentativi del Sindaco di scaricare la responsabilità di eventuali futuri crolli sul Ministero e non su chi ha amministrato per sei anni -senza spendere energie e risorse economiche per il Centro storico, ma ha realizzato solo inutili ed improduttive opere costate alla collettività alcune decine di milioni di euro-, auspichiamo che, grazie all’intervento del Mibact, sia ripristinata la legalità nel campo della tutela e della salvaguardia del Patrimonio culturale di Cosenza.

Segreteria regionale SI
Segreteria provinciale Prc
Segreteria provinciale Art.1-Mdp
Segreteria provinciale CGIL
Segreteria regionale FIOM
Sinistra civica del Brancaccio

26 luglio 2017