La merce griffata nella piazza dove Savonarola bruciava libri

La montagna di merce griffata, contraffatta e sequestrata, allestita in Piazza della Signoria è certo la migliore di tutte le installazioni che vi hanno avuto luogo per volere di questa amministrazione. Perché non c’è niente di più efficace per rappresentare l’abisso morale della nostra società, oltre allo smarrimento di quello che un tempo era un partito di sinistra. Proprio in quella piazza Girolamo Savonarola bruciava i libri e i quadri da lui giudicati osceni, o pagani. E lui stesso vi fece un’identica fine. E’ dunque perfetto che oggi in quel luogo si celebri il (simbolico) rogo di ciò che viola l’unica nostra religione: il mercato, e, per Firenze, in particolare

il mercato del lusso, l’ideologia del brand (il brand a cui è ridotta la nostra stessa città), la dipendenza collettiva dai bisogni indotti della moda, intesa come simbolo di distinzione per censo. “La religione del mio tempo” è una meravigliosa poesia in cui Pier Paolo Pasolini descrive il ferreo dominio del dogma del consumo: ed è questa la religione cui obbedisce l’inquisizione che ha esposto al pubblico ludibrio l’unico peccato senza remissione, l’ eresia contro il brand.
Ammettiamo che sia giusto tornare ad usare le piazze come luoghi della gogna. Siamo sicuri che non sarebbero altri i reati più meritevoli ? Non l’abusivismo edilizio, l’inquinamento doloso, lo sfruttamento del lavoro nero, l’evasione fiscale, la corruzione politica? Davvero ciò che più di tutto minaccia la nostra società è la contraffazione di una borsa di Gucci, o di un paio di scarpe di Prada ?
Personalmente non riesco a provare alcuno sdegno morale verso chi falsifica il supporto materiale di un falso bisogno.Se siamo così sciocchi, accalappiati e superficiali da pagare a caro prezzo la distinzione astratta di un marchio, come possiamo prendercela con chi ci punisce con l nostre stesse armi?
E’ un problema di legalità, dice il sindaco: dichiarandosi di sinistra. A me sono venute in mente le parole di don Ciotti, che ha un altro modo per essere di sinistra:”Oggi c’è molta legalità di facciata, che non ha alcun legame con la giustizia. C’è il rischio di fare della legalità un idolo, uno strumento non di giustizia ma di potere”.
Il sindaco ha anche detto che riterrebbe giusto che un migrante sorpreso a vendere una borsa contraffatta si vedesse ritirare il permesso di soggiorno.
Immaginiamoci un ventenne senegalese che arriva in Italia su un barcone, quindi si trova a vendere a un italiano una borsa prodotta in Italia che ne imita un’altra prodotta in Italia: senza riuscire a capire cosa ci spinge a spendere per l’originale di quella borsa una cifra con cui la sua famiglia vivrebbe per un anno o più, né a capire perché sempre noi ne facciamo una finta, e poi ancora noi ce la compriamo. E mentre e non capisce niente di questo groviglio di bestialità, quel ragazzo si trova espulso dal magnifico Paese della moda, e riconsegnato a un destino di miseria. Perché si sa, le regioni esigono sacrifici: e la religione del mercato e del brand è quella a cui sacrifici piacciono umani.

 

Repubblica Firenze, 23 luglio 2017