L’ULTIMO allarme suona, nell’Appia Antica, a pochi metri dal ristorante dove si pranzava circondati dal Colombario dei liberti di Augusto e per il quale lo Stato si è lasciato sfuggire il diritto di prelazione. Suona per un mausoleo d’età imperiale che si trova dentro un circolo sportivo in via della Caffarella e fa da sfondo a una piscina dove si svolgono ricevimenti: dal manufatto rischia di staccarsi un pezzo. A febbraio, dopo un’ispezione, la direzione del Parco archeologico dell’Appia Antica ha scritto alla proprietaria sollecitando il restauro.

MA non è giunta nessuna risposta. Tanto meno si è avviato un consolidamento. Per cui oggi Rita Paris, direttrice del Parco, invierà una seconda lettera con la quale si ingiunge che, se non

si provvederà al restauro entro cinque giorni, sarà il Parco a recintare e a interdire l’area, per salvaguardare il monumento e per l’incolumità di chi vi si avvicina.

Rita Paris, è questa l’ordinaria amministrazione sull’Appia Antica?

«Purtroppo sì. È la dimostrazione che non è vero, come si sente spesso dire, che qui sull’Appia i beni archeologici sono più tutelati dai privati che non dall’amministrazione pubblica».
Ma la soluzione può essere l’acquisizione di tutto il patrimonio da parte dello Stato?
«No. Tant’è vero che non c’è da parte nostra alcun interesse ad acquistare questo mausoleo. Ma abbiamo l’obbligo di tutelarlo. E quindi premiamo sul privato perché lo faccia. Ciò non toglie che sono molti i monumenti sull’Appia Antica che occorrerebbe fossero di proprietà pubblica ».
Quali sono i motivi?
«Oltre alla tutela, avremmo migliori possibilità di fare indagini. Quando nel 2002 siamo riusciti a comprare la tenuta di Capo di Bove, fronteggiando accuse d’ogni genere e interrogazioni parlamentari, abbiamo iniziato uno scavo che ha portato alla luce un complesso termale del II secolo. Ora Capo di Bove è luogo di visite. E l’apprezzamento del pubblico è altissimo. Come per Santa Maria Nova, l’ultima delle acquisizioni ». Era il 2006.

Da allora niente più?
«Niente più».
A che punto sono le trattative per altre acquisizioni?
«Non ci sono trattative in corso. Sarebbe nostra intenzione, per esempio, entrare in possesso dei sepolcri dei Calventi e dei Cerceni. Ma sono anni che non riusciamo neanche a contattare i proprietari, i quali non abitano nelle tre villette costruite a ridosso dei monumenti. Scriviamo lettere, ma neanche ci rispondono. Formalmente la proprietà è di tre società. Abbiamo parlato con un avvocato, ma non abbiamo ricavato nulla. Non riusciamo a controllare le condizioni dei monumenti, che sappiamo non sono affatto buone».
Ma com’è possibile che i proprietari si rendano irreperibili? Non possono intervenire i carabinieri? 

«Abbiamo provato anche con loro, senza esito. Capisce la condizione di frustrazione nella quale ci troviamo e non da ora?».

Sono diversi i rapporti con i proprietari del Sepolcro degli Equinozi?

«Sì, certo. In passato hanno organizzato iniziative culturali, sono sempre stati sensibili alla tutela del patrimonio. Ed è da anni che si dichiarano disponibili a vendere il sepolcro e l’area circostante ».
E che cosa impedisce che si apra una trattativa?
«Personalmente ho sollecitato diverse volte il ministero a intraprenderla. Purtroppo senza riuscirci, a causa, mi è sempre stato risposto, della carenza di fondi da destinare all’acquisto».

Ma ora con l’istituzione del Parco non cambia lo scenario?
«È quello che mi auguro. Ma intanto ci troviamo a dover fronteggiare questioni annose, come i rapporti con il Parco regionale».
Parco regionale che ha competenze diverse dalle vostre, o no?
«Così dovrebbe essere, ma spesso danno pareri senza consultarci per manifestazioni che toccano anche zone con vincoli archeologici».

Repubblica – Roma- 13 luglio 2017