TANTI e molto pregiati sono i pezzi dell’immenso patrimonio dell’Appia Antica in mano a privati. Per lo più invisibili, poco visitabili, difficilmente oggetto di studio, spesso in cattive condizioni, bisognosi di cure e di restauri. Le preoccupazioni per la loro sorte sono di antica data (Antonio Cederna ci si è dannato l’anima per una vita).
Ma ora riemergono dopo l’incredibile vicenda del Colombario dei liberti di Augusto che allietava i frequentatori di un ristorante.
UN parziale passaggio di proprietà avrebbe consentito allo Stato di esercitare il diritto di

prelazione e di acquisirne una quota. Ma i termini (come ha raccontato Giuseppe Pullara sul Corriere della Sera) sono scaduti. I soldi (240 mila euro) erano stati trovati, ma troppo tardi. Ora non resta che avviare una trattativa con il proprietario, al quale verrà comunque imposto un restauro, per arrivare all’acquisto. Il ministro Dario Franceschini ha assicurato che farà di tutto. Si vedrà.
Ma intanto urgono altre vicende simili lungo il tracciato della Regina Viarum. Nell’Appia Antica sono di proprietà pubblica alcuni gioielli, la Villa dei Quintili, il Mausoleo di Cecilia Metella, Capo di Bove, la Caffarella, il Circo di Massenzio, il complesso di Santa Maria Nova. E poi la strada, la via Appia Antica stessa. Il resto, la stragrande maggioranza, è di privati. Alcuni dei quali sarebbero contenti di cedere allo Stato il loro patrimonio. E non da ora. Sono anni, per esempio, che la famiglia Passarelli si è detta disponibile a vendere il Sepolcro degli Equinozi di cui è proprietaria. La cifra resta affidata a una trattativa con il ministero che non si è mai aperta. Ma, a detta di molti, dovrebbe aggirarsi sotto il milione di euro. Quanto un appartamento di 170 metri quadrati, piano alto, in un quartiere residenziale di Roma. Eppure il Sepolcro degli Equinozi, detto così perché durante il solstizio d’estate il sole filtra al centro della camera funeraria, è un pregevole manufatto in buonissime condizioni che risale al II secolo avanti Cristo.
I proprietari hanno inviato diverse lettere a diversi ministri. Molte sollecitazioni ha fatto pervenire Rita Paris, ora direttrice del neonato Parco dell’Appia Antica, ma che la Regina Viarum dirige dal 1996. La stessa storia vale per il Sepolcro di Sant’Urbano, che fu acquistato oltre trent’anni fa da Gianfranco Anzalone. Il quale fu denunciato, e poi in parte prescritto o assolto, per una serie di gravi manomissioni (aver allestito nel sepolcro una cucina, un tinello e, appena fuori, un barbecue). Ora la famiglia è disposta a vendere il sepolcro. Il prezzo? Anche in questo caso la richiesta dei privati si muove sotto il milione. Comunque trattabile, si fa notare, perché essendo il solo interessato ad acquisire il bene, il ministero non parte da una condizione di debolezza. Tutt’altro. Rita Paris insiste per procedere. Ma dal Collegio romano non arrivano ancora segnali incoraggianti.
Per altri beni non sono stati avviati contatti. Per i sepolcri dei Calventi e dei Cerceni, nel complesso delle catacombe di Pretestato, è stata in piedi nei decenni una vertenza per abusi edilizi (li ha documentati su queste pagine Carlo Alberto Bucci). La storia comincia all’inizio degli anni Sessanta, quando a ridosso dei manufatti risalenti al IV secolo furono tirate su tre villette, che tuttora incombono sui sepolcri, il cui stato di conservazione è molto preoccupante. La vertenza è rimbalzata fra tribunali ordinari e amministrativi. Il ministero potrebbe intervenire, chiedendo la demolizione degli edifici e l’acquisizione dell’intera area. Anche il Mausoleo di Casal Rotondo, che si trova un chilometro oltre la Villa dei Quintili, è un bene prezioso in mano a privati. È un’imponente tomba circolare, che risale alla fine del I secolo a.C., straordinario esempio di riuso nel tempo. In epoca medievale vi fu costruita sopra una torretta d’avvistamento in blocchetti di peperino. Il tutto fu poi inglobato da un casale successivamente diventato una villa (più volte Cederna l’ha fotografata). Un ultimo esempio è il Castrum Caetani, accanto al Mausoleo di Cecilia Metella, al centro di vertenze giudiziarie per abusi edilizi e di cui a lungo ha scritto Cederna. Tutti insieme costituiscono un patrimonio, la cui acquisizione pubblica darebbe slancio alla tutela integrale dell’Appia Antica. E sarebbe un segnale di svolta, atteso da decenni.

REPUBBLICA – Roma, 12 luglio 2017