Il titolare dei Beni culturali non ha preso bene la decisione della burocrazia ministeriale di non far valere il diritto d’acquisto e ha convocato il segretario generale Antonia Pasqua Recchia. Ma intanto la prelazione è scaduta

Il ministro Dario Franceschini non l’ha presa bene. La decisione della burocrazia del ministero dei Beni culturali di non far valere il diritto di prelazione riguardo all’acquisto da parte di un privato di metà del Colombario dei Liberti di Augusto, sull’Appia Antica al civico 87, ha provocato una dura reazione del titolare del dicastero: «È uno sbaglio: ora verificate tutte le possibilità di poterlo recuperare». Immediatamente Caterina Bon Valsassina, direttore del settore Archeologia, belle arti e paesaggio, che aveva nei giorni precedenti negato la possibilità

della prelazione per «mancanza di fondi», si è messa alla ricerca, in un nuovo capitolo di spesa del ministero, del denaro necessario. Franceschini alzando il tono ha dato la linea: «Fate tutto il possibile per acquisire il Colombario».

L’operazione sarebbe costata alle casse statali 240 mila euro. Ma c’è un problema: oggi scade il termine perché lo Stato eserciti il diritto di prelazione. La reazione di Franceschini è stata purtroppo tardiva: lunedì ha letto il Corriere che dava la notizia del diniego ministeriale e ha convocato subito il segretario generale Antonia Pasqua Recchia ed altri dirigenti del dicastero. Ha ottenuto pareri discordanti: chi indicava qualche possibilità, chi la negava. Alla fine si è convenuto che i tempi sono troppo stretti per esercitare la prelazione, anche se i soldi alla fine sono stati trovati nelle pieghe del bilancio. Nessuno tuttavia ha suggerito al ministro di esprimere formalmente, con un documento, la decisione di procedere alla prelazione per poi passare al necessario iter onde arrivare all’acquisto da parte dello Stato della metà di un monumento altamente significativo dei costumi dell’età augustea.

 Il Colombario fu ai suoi tempi un’imponente costruzione in laterizio destinata ad ospitare in nicchie centinaia, forse migliaia di olle con le ceneri dei liberti (schiavi liberati) dell’imperatore Augusto. Il bene archeologico è stato posseduto fino a poche settimane fa da due famiglie, Ciampelletti e Pellegrini. Con un atto di vendita da parte di Adriana Ciampelletti, Pio Pellegrini ha acquistato per 240 mila euro la metà della proprietà, che ha ospitato da tempo immemorabile un’osteria e, fino a pochi mesi orsono, un ristorante «peplum» dove la coda alla vaccinara si mischiava con le memorie dei fasti augustei. Le prospettive che restano aperte alla vigilia della scadenza della prelazione (oggi, 7 luglio) sono ristrette alla sola possibilità di un imponente restauro dell’opera imposto dal ministero e pagato dal proprietario, sotto il controllo della sovrintendenza statale. Pio Pellegrini diventerà dunque proprietario unico. L’obbligo di restaurarlo e i vincoli potrebbero rafforzare l’intenzione già espressa da Pellegrini di «impostare e sviluppare un progetto di partnership pubblico-privato». Ad esempio, il monumento archeologico potrebbe diventare una «stazione turistica attrezzata» con servizi anche a pagamento per i visitatori. L’esproprio dell’intera proprietà per salvaguardare definitivamente il Colombario sembra da escludersi.