Nonostante lo sviluppo delle iniziative e l’innegabile gran numero di persone coinvolte, nonostante la positiva ricaduta sociale sul territorio, le istituzioni rifiutano ancora un confronto serio con la variegata comunità di Mondeggi Bene Comune, la meravigliosa esperienza di custodia popolare autogestita della tenuta sulle colline di Firenze (per conoscere tutta la storia leggi il Dossier Mondeggi).

.Dopo aver indetto aste e deliberato la vendita di alcuni terreni per coprire spese e interessi dei creditori, la Città Metropolitana di Firenze ha infatti venduto tutti i beni mobili della società e proceduto a risanarne il dissesto finanziario con soldi pubblici, per poter accorpare e mettere all’asta in un sol colpo di tutti i terreni, fabbricati e addirittura la villa di pregio storico. Di fatto si prosegue nella logica dell’alienazione al miglior offerente, spianando la strada al modello unico dell’agricoltura industriale, prima causa dell’inquinamento, dell’abbandono del territorio, del la scomparsa di quasi due milioni di piccole realtà agricole negli ultimi trenta anni, del rafforzamento dei fenomeni di gentrificazione e di accentramento della proprietà fondiaria.
In risposta a ciò, per rafforzare il progetto di custodia e gestione agricola di Mondeggi, sulla scia delle positive esperienze di Napoli (ex Asilo Filangieri) e Palermo (Complesso di Montevergini) che hanno visto riconoscere dall’Ente Pubblico il loro percorso di autogestione di un bene comune, è stata redatta una Dichiarazione di Gestione Civica, con la quale si autocostituisce e si riconosce la Comunità di Mondeggi, unica realtà – al momento – in grado di custodire la fattoria attraverso una serie di regole chiare e condivise.
Intanto un importante Appello dal mondo accademico (a cui è possibile aderire scrivendo nome, cognome, materia di studio o di insegnamento, università o ente di riferimento e inviando a danieleamorati@yahoo.it) sostiene questa fantastica fattoria senza padroni, sempre più nota in diversi angoli del mondo. Nell’Appello, tra l’altro, si legge:
.
“Questa comunità, che si organizza in forma assembleare e utilizza il processo decisionale condiviso, ha mostrato caratteri positivi ed innovativi, sotto vari punti di vista che vanno da quello prettamente agricolo a quello sociale e pedagogico: la collaborazione con diversi dipartimenti delle università italiane e straniere (Firenze, Reggio Emilia, Roma, Cagliari, Siena, Trento, Oxford, Barcellona, ecc.) per progetti di ricerca, tesi di laurea e momenti formativi condotti da vari docenti universitari; l’organizzazione di seminari di approfondimento, convegni tecnici e conferenze che hanno visto la presenza di personalità di alto profilo nazionale e internazionale, su conoscenze e tecniche agroecologiche e tematiche di attuale rilevanza; il progressivo affermarsi della fattoria come interfaccia tra mondo urbano e rurale che ha innescato un continuo libero scambio di saperi e competenze, al cui interno si inserisce la Scuola Contadina, in cui professori, agronomi, esperti e contadini tengono lezioni e laboratori gratuiti; il coinvolgimento in campo educativo con numerose classi delle scuole elementari e medie in visita alla fattoria per partecipare a percorsi formativi di didattica attiva; il ruolo cruciale della fattoria nella promozione di relazioni ricreative, conviviali e sociali che costituiscono la base indispensabile di una identità condivisa e la premessa per il rafforzarsi di dinamiche di mutuo aiuto, cooperazione e condivisione che sono necessarie per il neo-radicamento di comunità contadine; la sperimentazione di forme di democrazia diretta… ; il recupero e la rivitalizzazione di circa 80 ettari dei 180 totali dell’azienda, con coltivazioni di seminativi, di alberi da frutto, di ortaggi, piante aromatiche e zafferano, la gestione di olivi e vigne, l’allevamento ovi-caprino e di galline ovaiole, l’apicoltura, il vivaio, le produzioni erboristiche, la panificazione e la birrificazione, mediante la rivisitazione in senso agroecologico del modello agricolo tradizionale; (…) il coinvolgimento di più di trecento persone del territorio nella custodia del bene comune, con progetti di autogestione di parte dell’oliveta e degli orti condivisi..; il recupero di varietà locali di alberi, piante e grani, l’organizzazione di giornate di scambio di semi e di una Casa delle Sementi…”.
Intorno alla Dichiarazione e l’Appello è stata promossa una partecipatissima tre giorni di iniziative, festa e cibo genuino nella tenuta di Modeggi dal 30 giugno al 2 luglio, un’altra dimostrazione di quanto questa vicenda riguarda tutti e tutte per molte buone ragioni.