Il grido di dolore delle associazioni e dei comitati che si occupano delle condizioni dei nostri quartieri

“Non ne possiamo più di questa Roma”, è il grido di dolore che lanciano i maggiori fra Comitati e Associazioni che da anni si occupano, e preoccupano, di Roma cercando di difenderne la civiltà, la qualità, la vivibilità. Conterà? Una volta i sindaci, Petroselli, Vetere, Rutelli, si allarmavano, rispondevano, spiegavano a giornali, radio e tv. Oggi si preferisce tacere. Ma sì, se la faranno passare…

Sono tornato sere fa a Castel Sant’Angelo e, appena mi sono mosso verso il Palazzaccio, ho

rivisto il frenetico balletto di pantegane di mesi or sono. Non è cambiato nulla. Eppure ci era stato assicurato un intervento straordinario con tecniche nuove. O non c’è stato o non è servito. Ma con impavido coraggio sono stati montati i tavoli dei ristoranti all’aperto sulla banchina del Tevere sotto Castel Sant’Angelo. Speriamo bene.

Sotto casa di notte c’è qualche gabbiano gigantesco che prima lacera i sacchi e poi trascina sulla strada rifiuti commestibili. Sono i sacchi lasciati in gran copia dalle varie case di vacanze, foresteria, B&B abusivi che peraltro non sanno dove metterli, non essendoci più cassonetti di sorta, neppure sul Lungotevere e nessuno li informa da mesi e mesi che di sera, dopo le nove, esistono punti di raccolta. Men che meno esiste un minimo di controllo: a Barcellona ne hanno chiusi più di 400. E qui?

Analogamente per i locali di mescita, per i mini-fast food disposti lungo strade per giunta trafficate per cui i profumi di sughi stantii si mescolano all’effluvio dei gas di scarico, Le aperture si susseguono a ritmi frenetici. Ma il braccio di ferro dei Comitati e delle Associazioni per il centro storico allargato (la città di Nathan almeno) e l’assessorato sul nuovo regolamento per queste attività alimentari che crescono a centinaia per trimestre, da mesi non si traduce in un regolamento comunale severo, capace di tutelare davvero Roma e la sua identità. Come se la situazione non fosse di autentica emergenza. A Trastevere, a San Lorenzo o a Parione.

Sono stato giorni fa a Firenze, dove il centro storico è assai più piccolo e l’invasione del turismo di massa concentrata, ma la pulizia di strade e piazze è infinitamente più curata e i locali non sono così involgariti come a Roma fino a ieri difesa dalle sue dimensioni. Qui anche i turisti stranieri si sentono abilitati a far di tutto: a salire su bus e tram senza biglietto, a lasciare a terra bottiglie e cartacce, ad attraversare col rosso rischiando la pelle o a calarsi nelle fontane storiche, o a montare sui monumenti più fragili. Una barbarie.

Ora si annunciano misure severe, anzi severissime, multe salate, anzi salatissime. Ma chi farà rispettare queste “grida”? L’efficienza della vigilanza urbana è da anni un problema strategico di Roma. Quanto personale sta negli uffici e quanto in strada? Sono decenni che lo chiediamo. Invano.

Roma è ormai monopolizzata da bus turistici di ogni tipo che la fanno da padroni nel traffico, già bloccato, e nei parcheggi. I Lungotevere sono i parcheggi fissi dei torpedoni, anche in doppia fila. Chi osa multarli? La Giunta potrebbe magari attestarli in zone decentrate come fece Rutelli per il Giubileo 2000. Sono atti di Giunta, basati su esperienze consolidate. Eppure non si muove foglia. Perché subito si alza la protesta: così danneggiate l’economia del turismo di massa, fate perdere posti di lavoro appena creati…Un corto circuito. Insomma prevale la tecnica antica di non scontentare nessuno. A partire dai costruttori: ecco che si avanza il nuovo improbable Stadio della Roma. E le periferie senza servizi? Aspetteranno.

Corriere della Sera -Roma, 15 giugno 2017