(di Vittorio Emiliani*) Se la valorizzazione dei nostri beni culturali, in particolare di quelli archeologici, proseguirà sul solco tracciato dall’opera rock “Divo Nerone” voluta dal ministro della Cultura Dario Franceschini sul Palatino, è facile prevedere che essa frutterà soltanto pochi euro e molto discredito. L’enorme palcoscenico in tubi d’acciaio montato per tre mesi e ben tremila posti nella Vigna Barberini fra i ruderi più antichi di Roma, là dove nacque la prima Urbs, ha già provocato danni di immagine gravissimi sconcertando o indignando migliaia e migliaia di turisti in visita ai Fori e al Colosseo. Si prevedevano incasso mirabolanti e di conseguenza favolose royalties per la Soprintendenza, per lo Stato. Niente di tutto ciò. All’anteprima metà degli spettatori (per lo più invitati in genere ben disposti) si è data alla fuga al primo intervallo e alla serata in versione inglese si sono contati, sì e no, 300 presenti e paganti (si spera). In compenso numerose auto occupavano spazi dell’area archeologica.

L’opera nasceva su presupposti ridicoli: Nerone torna a casa, ma se abitava alla Domus Aurea, esattamente dalla parte opposta del Palatino e il Colosseo doveva ancora essere costruito dall’imperatore Flavio? Testi, musica e balletti sono stati bocciati da tutti. Inesorabilmente. Purtroppo la Regione Lazio aveva accordato a questo spettacolo – sostenendo i suoi uffici preposti che era un premio alla innovazione (sic) – un finanziamento di 1 milione e 50mila euro e quindi gli organizzatori possono dormire sonni relativamente tranquilli. Ma il soprintendente Francesco Prosperetti che l’ha autorizzato in cambio (illusione) di grasse percentuali su incassi favolosi? Confessa di essersi sbagliato e allude a forti pressioni da parte del ministro Franeschini e del suo entourage. Bravi, bene.

Tomaso Montanari ha crudamente parlato a La7 (la sola Tv realmente critica verso l’epica impresa sul Palatino, con Philippe Daverio e con chi scrive, sin dall’inizio) di “sputtanamento della cultura”. In questo caso senza nemmeno incassare dei bei pacchi di soldi. Se tanto ci da tanto, cosa succederà all’Arena Colosseo sulla quale lo stesso Franceschini ha voluto ostinatamente, contro ogni buon senso, investire ben 18 milioni di euro? Per far soldi e attrarre turisti, si organizzeranno combattimenti di gladiatori e di reziari reclutati fra specialisti/e di wrestling? Il presidente della Roma James Pallotta si è illuminato all’idea di far disputare al Colosseo un incontro Roma-Bayern di Monaco, magari coi romanisti vestiti da antichi Quiriti e i monacensi da rustici Druidi. Maria Sharapova bionda, bella e un po’ discussa tennista siberiana ha già posato là dentro: quasi l’anteprima di qualche set fra gli attuali divi della racchetta.

Intanto l’Appia Antica non ha personale per falciare l’erba e per tenere puliti i grandi ruderi, per promuovere scavi e anche manutenzioni. E il teatro antico, greco e romano, un tempo rievocato a Ostia Antica da compagnie estive coi maggiori attori del momento langue e i più giovani non sanno neppure che sia esistito. Indietro tutta! E poi ci lamentiamo del crescente, impressionante tasso di ignoranza generale espresso nei vari quiz televisivi…Valorizziam, valorizziam, e chi tutela, studia o ricerca più?

* Il contributo è stato scritto dall’Autore sia per Emergenza Cultura che per Huffington Post