Nel cuore di Roma uno scandalo permanente: fra Piazza dell’Orologio e Piazza Navona sta degradandosi da anni sotto gli occhi di tutti il bel Palazzo Nardini (1473-77) per alcuni secoli il Palazzo del Governatore pontificio, il primo di Roma, creato da Sisto IV nominandovi il cardinale forlivese Stefano Nardini. Accanto al Palazzo viene in seguito creato il Collegio Nardini per alunni meritevoli che avrà lunga vita. Quindi un grande complesso fra via del Governo Vecchio e Parione, con portone secondario in Via della Fossa. Nel ‘700 la sede del Governatorato pontificio viene trasferita a Palazzo Madama.


Dopo l’Unità d’Italia il palazzo viene occupato da famiglie in modo precario e probabilmente abusivo. I portici vengono murati. Così lo mostra un acquerello di Ettore Roesler Franz del 1883. Successivamente esso diventa sede giudiziaria (c’è ancora una targa “Pretura della Repubblica” sulla facciata) e restaurato sia pure adattandolo al nuovo uso pubblico.
Negli anni ’70 del ‘900 viene occupato dai movimenti femministi e diventa la storica Casa della donna e Consultorio per l’aborto e l’educazione sessuale. Negli anni ’80 viene liberato e la Giunta municipale (sindaco Ugo Vetere) commissiona all’arch. Paolo Marconi il progetto esecutivo per farne la sede distaccata del vicino Archivio Capitolino ormai senza spazi. Ma il progetto si insabbia, anche perché non si sa bene di chi sia l’immobile.
Negli anni della riforma ospedaliera si chiarisce che il Palazzo rientra nel patrimonio dell’Ospedale Santo Spirito. Da lì viene tolto dalla Giunta Storace (credo) e diviene proprietà della Regione Lazio.
All’inizio degli anni 2000 il Comitato per la Bellezza denuncia lo sfascio del Palazzo i cui tetti risultano in più punti sfondati. Nel 2005 la Giunta Marrazzo, assessore alla Cultura, la brava Giulia Rodano, comincia ad interessarsi dell’edificio. Negli anni successivi stanzia 6 milioni di euro per rifare i tetti e per altri restauri. Nel 2008 si scopre nel salone dei banchetti al piano nobile una fascia intatta di affreschi tardogotici. Se ne occupa attivamente l’arch. Roberto Di Paola soprintendente ai Beni architettonici di Roma. Le strutture del Palazzo appaiono sane.
L’assessore Rodano promuove un tavolo di confronto Ministero-Regione per proseguire nei restauri e formulare ipotesi circa l’utilizzo del Palazzo: si affaccia l’idea di riunirvi la grande Biblioteca di Archeologia e di Storia dell’arte divisa fra Palazzo Venezia e Collegio Romano. Tutta da verificare peraltro. Qualcuno opina che gli spazi del Palazzo non siano sufficienti.
Cade la Giunta Marrazzo e la successiva Giunta Polverini si disinteressa del Palazzo dove si trascinano lavori di manutenzione ordinaria del già restaurato. Null’altro. Intanto la facciata si degrada, marcisce, la pietra del portale si disfa, i teli di plastica delle finestre vengono strappati. Una prima lettera indirizzata dal Comitato per la Bellezza all’assessore alla Cultura, Lidia Ravera, e per conoscenza al presidente Zingaretti, al ministro Bray, al segretario generale del MiBACT Recchia, al direttore generale regionale Galloni non riceve risposta. Equivocando l’assessorato alla Cultura attribuisce la responsabilità del Palazzo Nardini ai lavori pubblici…Si sollecita almeno un intervento d’urgenza per riparare le caditoie delle grondaie, tagliate a metà. Senza alcun esito.
Nell’aprile 2014, dopo avere facilmente aperto il portone d’ingresso, i Comitati di lotta per la casa “occupano” simbolicamente Palazzo Nardini per parecchie ore. Un’occupazione pacifica e soltanto dimostrativa che consente di constatare lo stato di abbandono del cortile e del palazzo. Quest’ultimo però, a parte i numerosi buchi nelle grandi vetrate laterali del piano nobile, non si presenta in condizioni di fatiscenza (grazie ai lavori in esso compiuti fra 2005 e 2008). Lo sgombero avviene in giornata senza incidenti di sorta. Ma chi ha le chiavi del Palazzo del Governatore, invece di riparare la caditoie delle grondaie che ad ogni pioggia infradiciano la facciata e di apporre teli di plastica alle finestre principali, fa costruire un muro alto quanto l’ingresso per evitare nuove…occupazioni. Il degrado continua.
A fine maggio 2014 la Regione Lazio proprietaria dell’edificio storico annuncia di aver portato a termine col Demanio il censimento dei propri beni fra i quali i giornali non nominano tuttavia Palazzo Nardini. Ma esistono dei pourparler fra Regione e Ministero per una eventuale permuta e per il riuso di Palazzo Nardini quale possibile sede museale. Il ministro Bray, a suo tempo, aveva proposto un Museo della Fotografia.
Poi, per tre anni, silenzio assoluto. A questo punto la Regione Lazio non può, non deve far finta di niente. Emergenza Cultura si propone una campagna per il riscatto definitivo del Palazzo del Governatore che dà nome alla strada: Via del Governo Vecchio. E quello della Regione Lazio cosa aspetta? che la la facciata crolli o si sfarini miseramente?

Redazionale EC, Roma, 12 giugno 2017