A Capua c’è un museo che sta per chiudere. Con il rischio che le collezioni esposte vengano smembrate, portate altrove. Ma non all’improvviso. Tutto annunciato, dalla legge Delrio che ha ridimensionato i poteri delle province e ne ha ridefinito le attribuzioni amministrative. Già perché il Museo Campano è uno dei Musei provinciali rimasti senza copertura finanziaria. Con il personale ridotto a poche unità e i servizi di manutenzione minima ormai assenti.

Ci si può consolare pensando che sia uno dei tanti spazi sparsi per l’Italia nei quali sono esposti i pochi materiali, magari scavati un secolo fa e allestiti in maniera quantomeno approssimativa? Non è questo il caso: Il Museo archeologico dell’antica Capua all’interno dello

storico Palazzo Antignano è stato inaugurato nel 1995, ma ha una storia antica, iniziata ufficialmente nel 1874. Un Museo che racconta l’evoluzione del territorio, lo rappresenta. Con le iscrizioni, le sculture, i sarcofagi, i mosaici, i vasi e i bronzi, le collezioni di monete, le terrecotte architettoniche e quelle votive, soprattutto, le “Madri”. “La collezione più singolare e preziosa del Museo Campano, tra le più rare che Musei italiani e stranieri possano vantare”, si legge nel sito della provincia di Caserta relativo al Museo. Le oltre 130 statue in tufo riproducenti quasi tutte una donna seduta con uno o più bambini tra le braccia che ancora si possono ammirare nelle sale del Museo. Autentico brand. Al punto che le associazioni Capuanova e Aislo ne hanno fatto l’hashtag #AdottaUnaMadre di una campagna contro la chiusura. La Federazione italiana Hockey ha deciso che nella World League di giugno la nazionale femminile indossi una maglia da gioco con impressa l’immagine di una Mater e la scritta #AdottaUnaMadre. C’è stata una catena umana per le vie di Capua. Ci sono state tante iniziative per richiamare l’interesse sul problema. A febbraio è stata lanciata una petizione online. Ora anche un appello da parte di Università, associazioni di professionisti del settore, oltre che di personalità del variegato mondo della cultura.

“Il Ministero dei beni e delle attività culturali e la Regione Campania hanno mostrato l’intenzione di farsi carico del Museo, accogliendolo nel proprio patrimonio. Chiediamo al ministro Dario Franceschini e al governatore Vincenzo De Luca di passare dalle parole ai fatti, di salvare il Museo, e con esso un pezzo importante della nostra storia e della nostra identità. Il rischio della chiusura va scongiurato e il Museo va messo in grado di assolvere al meglio a tutte le sue funzioni grazie a risorse finanziarie sicure, un organico stabile, una direzione scientifica all’altezza del suo enorme valore culturale”, scrivono i firmatari dell’appello. Sembra l’ultima chance. Forse lo è davvero.

Dopo gli incontri tra rappresentanti del Mibact, della provincia di Caserta, il direttore generale per il turismo e la cultura della Regione Campania e il direttore del Polo Museale della Campania. Dopo due interrogazioni parlamentari. Dopo diversi tavoli di lavoro. Dopo che il finanziamento straordinario di 200mila euro in tre anni, promesso dalla Regione con un emendamento in finanziaria è stato cassato, grazie alla decisione del governatore De Luca di porre la fiducia sul documento. “Servono 150mila euro per assicurare un programma pluriennale di restauri, spiegava lo scorso febbraio il direttore del Museo, l’architetto Tuzio. Certo soldi, ma anche idee. Perché il Museo Campano “ha bisogno di rinnovarsi e aprirsi al territorio e di intensificare i rapporti con il territorio e il Paese”, dice Carlo Rescigno professore all’Università della Campania Luigi Vanvitelli. Perché il Museo Campano è certamente visitato molto meno di quanto dovrebbe. Insomma non si tratta solo di evitare la chiusura dello spazio museale ma di accrescerne l’appeal.

Per un Museo che è scampato anche alle distruzioni del settembre 1943, perire per disinteresse e incuria delle istituzioni sarebbe davvero un affronto insostenibile.

 

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