L’immagine illustrata da questo breve post è stata ripresa qualche giorno fa a Vallinfante, frazione di Castelsantangelo sul Nera, e documenta lo stato attuale degli affreschi della locale chiesa di Santa Maria; già lesionata dal terremoto del 24 agosto scorso, la chiesa è semicrollata sotto i colpi delle scosse del 27 e del 30 ottobre, la prima delle quali ha avuto il suo epicentro proprio nel territorio di Castello. Qui, nell’affresco raffigurante una teoria a svolgimento verticale di angeli in preghiera di cui la foto mostra un particolare, l’intonaco ha retto laddove una parte consistente della decorazione murale tre-quattrocentesca della chiesa ha subito invece lesioni e distacchi e quanto finito a terra giace tuttora in frantumi tra le macerie. Il danno per questi angeli (opera di un collaboratore di Paolo da Visso poco dopo il

1470) è venuto dopo, quando le superfici dipinte sono rimaste esposte alle intemperie senza la minima protezione. Ora, dopo otto mesi, gli affreschi mostrano tutti i segni di uno stato di degrado ormai avanzato.
Non c’è molto da aggiungere all’immagine di questa rovina se non qualche dato quantitativo utile a dare un’idea di massima dell’entità del disastro. Nel solo Comune di Castelsantangelo sul Nera, che conta sei frazioni disseminate tra i boschi del bastione montuoso che sale ripido verso gli oltre duemila metri della Cima di Vallinfante, le chiese e chiesine sono ventidue, tutte in pietra arenaria, molte incastonate tra poggi boscosi, la gran parte decorate da affreschi variamente databili tra il XIII e il XVI secolo, con altari lignei cinquecenteschi, alcune di importanza assoluta, come San Liberatore, San Martino dei Gualdesi, Santa Maria in Castellare. Lo stesso destino sciagurato è stato assegnato a tutte in modo equanime: nessun edificio o porzione di edificio è stato messo in sicurezza e nessun tipo di riparo è stato adottato per proteggere le decorazioni murali rimaste esposte dopo i crolli delle coperture. I dati, anche quantitativi, sopra riportati possono essere assunti come parametro di riferimento generale per ciascuno dei centri dell’alta Valle del Nera colpiti dal sisma e per quelli di tutta la porzione di territorio che scendendo per l’alta Valle del Chienti arriva fino a Camerino. La rovina e l’abbandono che stanno distruggendo l’affresco a cui è dedicato questo post, è tutto quello che finora è toccato in sorte al ricchissimo patrimonio monumentale di questi territori, ai testi figurativi di una civiltà artistica originale che chi aveva la ventura di spingersi fin qui poteva ancora leggere e apprezzare in un rapporto miracolosamente vivo con il proprio meraviglioso contesto ambientale. Un tassello prezioso della geografia artistica del Paese che, dopo il terremoto, la latitanza delle istituzioni finiranno col cancellare nella disattenzione e nel silenzio dei più.