Con la consueta sobrietà di stile e rispetto per le istituzioni, il segretario del Pd si infuria contro il “cavillo” tramite il quale il TAR ha stroncato il fiore all’occhiello della cosiddetta riforma Franceschini, la creazione dei 20+10 supermusei autonomi.
Altro che cavillo! Le sentenze congiunte del TAR – due perchè due erano i ricorsi, da parte di due diversi concorrenti per le posizioni di Direttore di 5 musei autonomi – non si appuntano certo su di un solo aspetto della procedura di selezione, né certo su minuzie amministrative.
Al contrario si tratta di un’articolatissima disamina di alcuni degli elementi qualificanti del famoso bando internazionale, pubblicato dal Mibact a maggio 2015 con il quale furono selezionati i superdirettori dei musei autonomi.
Fiore all’occhiello della riforma, l’autonomia dei 20 musei, ne è il simbolo, lo strumento

cardine dell’obiettivo di cesura netta fra tutela (rimasta a Soprintendenze sempre più povere) e valorizzazione, incarnata proprio dal destino dei musei autonomi, gli attrattori turistici sui quali, da molti mesi ormai, si concentra la propaganda Mibact, a suon di trionfalistici numeri dei visitatori (risultati la cui consistenza, letta in confronto statistico,  presenta molti lati ambigui e si presta a ridimensionamenti vistosi).
Ebbene, la magistratura amministrativa certifica ora che i superdirettori furono scelti attraverso una selezione a dir poco lacunosa dal punto di vista della legittimità, viziata da palesi irregolarità rispetto alla legislazione vigente e da procedure prive della necessaria trasparenza e tali da non garantire neppure l’imprescindibile condizione di parità di condizioni fra i candidati.
Insomma, il bando internazionale ne esce azzoppato, non solo per quanto riguarda le regole di una buona amministrazione, ma addirittura quelle connesse alle garanzie democratiche.
Prima dei giudici, il mondo scientifico si era già espresso in senso fortemente negativo rispetto a quella che tutto era tranne una selezione incardinata su criteri confrontabili a quelli con i quali si scelgono, nel mondo civile, i direttori dei grandi musei.
I famosi “standard internazionali”, sbandierati anche oggi nei comunicati Mibact, nella versione casereccia sfornata dal Collegio Romano, hanno dunque dato vita ad un pastrocchio che produrrà danni vistosi, non ultimo quello della credibilità delle nostre istituzioni a livello internazionale, appunto.
Emergenza Cultura richiede l’abbandono immediato della procedura del bando internazionale, a partire dal procedimento tuttora in corso per la scelta del Direttore del Parco del Colosseo e dell’area archeologica centrale.
Uno spoil-system camuffato da concorso che ha sancito l’ennesima ingerenza della politica in settori sinora riservati, secondo gli standard internazionali – quelli riconosciuti nel consesso scientifico –  alla competenza e all’esperienza in campo scientifico.

26 Maggio 2017

A questi link è possibile trovare il testo integrale delle sentenze:

  1. Sentenza Tar Lazio n. 6170 del 24 maggio 2017
  2. Sentenza Tar Lazio n. 6171 del 24 maggio 2017