Se non fosse per il dramma che stanno vivendo i lavoratori della BNC pagati come volontari e poi licenziati per avere avuto il coraggio di denunciare lo scempio dello sfruttamento a cui venivano sottoposti, ci troveremmo di fronte ad una farsa, una commedia di basso livello nella quale ciascuno recita a soggetto con l’obiettivo unico di tirarsi fuori dalle evidenti responsabilità. La vicenda annosa non è altro che rivelatrice del modo con il quale sono stati affrontati i gravi problemi connessi al degrado dei servizi, alla lunga e interminabile serie di tagli ai bilanci ed al costo del lavoro, al mancato ricambio anagrafico che hanno fatto di questo Ministero quello con le media più alta di età dei suoi addetti.

E il “volontariato” avanza, non certo nelle sue finalità più nobili, ma come mezzo esplicito di sostituzione del lavoro vero diventando l’ultima frontiera dei diritti e della precarietà con cui si è

inteso sacrificare generazioni di giovani formati alla logica del massimo ribasso fino al disconoscimento completo della dignità del lavoro.
Su tutto questo era calato il velo mediatico della valorizzazione in salsa franceschiniana, l’idea taumaturgica che i Musei da soli potessero sopportare il peso di decenni di fallimento delle politiche sul turismo e che il loro sfruttamento commerciale potesse da solo risollevare le sorti economiche di un paese declinante negli asset che ne avevano caratterizzato lo sviluppo nei decenni precedenti. E’ bastato il gesto coraggioso e disperato di alcuni lavoratori per svelare la realtà povera fatta di lavoro nero, di ricatti quotidiani, di scontrini che riempivano le borse per garantire la misera di 400 euro al mese. La Biblioteca Nazionale, subito dopo il feroce licenziamento, ha subito una contrazione immediata del 50% delle operazioni di prese del materiale librario dal magazzino. Questa la verità effettuale, questo è il clamoroso risultato di un licenziamento operato con la peggiore modalità. Un licenziamento attuato in modo farsesco con la piena complicità della direzione politica del Ministero, posta subito a conoscenza della situazione da lettere di autorevoli sindacalisti.
Per questo appaiono più che risibili le argomentazioni del Ministro al question time alla Camera, un modo ipocrita con il quale da un lato si riconosce il problema specifico di “abuso”nel ricorso ai volontari, dall’altro si fa una lezioncina sulla differenza tra volontariato e lavoro. Una differenza che i lavoratori a scontrino conoscono peraltro a menadito e direttamente sulla loro pelle. Nessun impegno a sanare “l’abuso”, ma solo una serie di iniziative finalizzate all’autotutela dell’Amministrazione, al pararsi il sedere sperando che passi presto la buriana. Così parte una Circolare della Direzione Generale Biblioteche che invita i dirigenti a evitare che i falsi volontari possano avere appigli per fare una vertenza, poi interviene il Segretariato Generale che si ricorda che non c’è un monitoraggio della convenzioni in atto con le associazioni di volontariato e ne chiede conto agli Uffici e, al contempo, dispone una ispezione alla Biblioteca. Subito dopo la Direzione Generale Biblioteche emana una disposizione con la quale si dispone la sospensione della convenzione con l’associazione AVACA, motivandola appunto con l’ispezione. Insomma si decide l’ispezione e si fa sparire con un sms gli sfortunati lavoratori a scontrino, ovvero il corpo del reato, il motivo principale per cui è stata disposta l’ispezione. Un modo stupido, infimo, con il quale si vuole nascondere la polvere sotto il tappeto. Con una griglia di personaggi di autore: il ministro, il segretario generale, il direttore generale, il direttore della Biblioteca, quest’ultimo capace solo di minacciare ritorsioni immediate e di far intervenire la polizia a sorvegliare l’assemblea dei lavoratori
Una farsa senza lieto fine, senza alcun cenno di solidarietà per gli sfortunati protagonisti, gli ultimi a cui viene negata persino la dignità di una risposta ufficiale, di un colloquio.
Non finisce qui. Oggi questa vicenda ha avuto un momento importante di lotta e protesta: una assemblea dei lavoratori interni che poi si è ricongiunta ad un sit in dei giovani professionisti di “Mi riconosci?”, insieme alle organizzazioni sindacali e politiche che hanno voluto dare la loro visibile solidarietà. E non finirà fino a quando a questi lavoratori non verranno riconosciuti i loro diritti.
Una battaglia civile che è tutta dentro l’Emergenza Cultura, che diventerà linfa per le prossime battaglie in difesa del lavoro nel patrimonio culturale, della dignità delle persone e del servizio pubblico.

25 Maggio 2017