Bloccare le ruspe anche a Roma, sottilizzando fra i vari tipi di abusivismo, vuol dire soltanto riaccendere l’illegalità in una città già sfregiata nelle sue parti più preziose dai vandali, cioè dal racket: dalla Giustiniana (Parco di Veio), la strada più “abusata” di Roma, all’Appia Antica dove, dal 1975 al 2013, si sono accumulati 1,5 milioni di mc illegali (nel Lazio si parla di 10 milioni). Ora la direzione della Regina Viarum non ha più neppure i mezzi per individuare gli abusi. Figuriamoci per combatterli.

Ci si arrende ad un impazzimento speculativo. Il Censis nel lontano 1984, stimava a Roma il cosiddetto “abusivismo di necessità” (da tempo una delle grandi bugie storiche) appena sul 4,5 % delle case fuorilegge. Da decenni si avallano vere e proprie costruzioni affaristiche, villoni con 4 appartamenti, 2 per sé e per i figli, 2 da vendere o affittare: fuori da ogni regola urbanistica, idro-geologica, paesaggistica, senza pagare alcun onere (urbanizzazione, previdenza, imposte sui materiali, ecc.). Un “nero” totale coi danni scaricati sulla collettività.
Questa legge bloccaruspe avrà oggi il voto del Pdl, di Ala (Verdini), del Pd, e l’astensione del M5s. Contrarie Sinistra Italiana e la  Lega. Si saneranno gli edifici già abitati spacciati come “di necessità”. L’illegalità ha prosperato anche in piena recessione: nel Lazio, e quindi a Roma, essa è aumentata dal 19,6 al 22,4 % del totale e perfino in Umbria (28,5 %) un tempo esente. Rende soldi la sanatoria? A Roma ci sono ancora 213.185 vecchie pratiche da evadere. Ballano miliardi di euro. Ma le clientele impantanano tutto. Incluse le ruspe, adesso.

Corriere della Sera-Roma, 18.5.17