Una lettera degli “scontrinisti” denuncia pubblicamente il caso di una cooperativa gestita da un sindacalista, dipendente del Mibact, che fornisce servizi alla biblioteca nazionale di Roma. Quindi allo stesso ministero

Sono volontari, ma per finta. Perché lavorano alla biblioteca nazionale di Roma, sul serio: con turni, ferie, mansioni specifiche e il pagamento finale con assegno. Alle dipendenze di una cooperativa, gestita da un sindacalista, dipendente del ministero per Beni culturali, che con lo stesso Mibact da anni ha in piedi una convenzione.


Loro si sono autodefiniti “scontrinisti”: la loro situazione è la nuova frontiera del lavoro precario e malpagato, senza diritti e senza alcuna forma di riconoscimento. Per essere pagati devono presentare scontrini per 400 euro. Essendo formalmente volontari, infatti, lo stipendio è ufficialmente un rimborso spese. “Raccogliamo anche gli scontrini per terra pur di raggiungere la cifra, se necessario: mica possiamo spendere davvero quei soldi…”, racconta una delle lavoratrici, Federica Rocchi. Dopo anni di questo sistema gli “scontrinisti” hanno deciso di denunciare tutto con una lettera su Facebook: “Siamo inseriti nel registro dei turni del personale della biblioteca per lo svolgimento di diverse mansioni come la vigilanza agli accessi, il servizio accoglienza, l’ufficio prestito, la distribuzione del materiale librario nelle sale di lettura, i servizi di magazzino e in altri uffici. Lavoriamo quattro ore al giorno, cinque giorni su sette, e, in vista delle festività invernali ed estive, dobbiamo presentare una richiesta ferie per assentarci. È evidente, dunque, che la biblioteca fa affidamento su di noi per lo svolgimento dei servizi”. Lettera firmata da sette persone, le altri quindici invece preferiscono non andare allo scontro. “In passato siamo stati minacciati”, spiega Rocchi.

La cosa paradossale è che il sistema sta in piedi grazie ad una cooperativa, Avaca, il cui presidente Gaetano Rastelli, risulta componente del coordinamento generale Flp Bac, sindacato dei lavoratori pubblici dei beni culturali. E dove andavano i finti volontari a ritirare lo stipendio? In via del Collegio Romano, cioè alla sede del Mibact. La situazione va avanti da almeno dieci anni. “Un anno fa siamo usciti allo scoperto – c’è scritto nella lettera – con un’azione sindacale che aveva l’obiettivo di aprire un dialogo con il direttore della biblioteca e con il ministero, ma il nostro tentativo è stato immediatamente rigettato da una chiara risposta di entrambi: voi non potete essere considerati dei lavoratori perché formalmente siete dei volontari”.

Come denunciano i “volontari”, il loro lavoro “ha permesso al ministero e alla biblioteca di garantire gli stessi servizi un tempo forniti dal personale di ruolo, risparmiando sulla nostra pelle, togliendoci la dignità che meritiamo e permettendo, di fatto, un’elusione fiscale e contributiva ancora non quantificabile”. Nessuno li ringrazierà, però. Con la circolare del 20 aprile scorso, emanata a tutte le biblioteche pubbliche statali, il Mibact ha imposto che le stesse, con l’arrivo del servizio civile nazionale, facciano “un’attenta valutazione in merito alla sostenibilità economica del rinnovo delle convenzioni in scadenza con le associazioni”, e “qualora l’analisi della situazione economica conduca a ritenere il permanere dell’interesse a stipulare convenzioni con associazioni di volontariato questi istituti dovranno: individuare la controparte mediante procedura di gara; prevedere la rotazione semestrale delle unità di volontari assegnati; applicare modalità organizzative atte a scongiurare qualsivoglia pretesa di riconoscimento di rapporto di lavoro subordinato”. Significa che, si legge ancora nella lettera di denuncia, “il lavoro fintamente volontario che abbiamo prestato finora sarà sostituito dal servizio civile. Il 30 giugno verrà interrotto il rapporto con noi della biblioteca nazionale di Roma e saremo mandati a casa senza, peraltro, alcuna forma di sostegno al reddito. E laddove proseguisse il rapporto con associazioni che offrono lavoro volontario, questo dovrà essere continuamente sostituito in modo da non dare adito al sospetto che si tratti di quello che in realtà è: lavoro mascherato da volontariato”.

Abbiamo cercato di contattare Rastelli per avere la sua versione dei fatti via telefono fisso, cellulare e mail, ma senza successo. Quanto ai finti volontari della biblioteca nazionale di Roma, loro invece chiedono “a tutti coloro che vivono una condizione di sfruttamento e non riconoscimento del proprio lavoro di unirci a noi e alle forze sindacali e politiche di essere in piazza il 25 maggio alle ore 10 davanti alla biblioteca nazionale contro lo sfruttamento dei lavoratori del Mibact e per valorizzare il patrimonio culturale nazionale”.

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/18/news/scontrinista_biblioteca_roma_denuncia-165776966/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T1