Si moltiplicano le occasioni in cui si cercano  “volontari” magari con la scusa di ulteriori occasioni di “formazione”
Meglio aver paura che buscarne. È un antico proverbio fiorentino, molto semplice da capire (è meglio essere prudenti prima che doloranti dopo) e perfetto per introdurre una storia siciliana. Da qualche anno per i più giovani lavorare in ambito culturale è un miraggio. Di concorsi nella pubblica amministrazione non si parla e i contratti «veri» nel privato sono quasi una bestemmia. In compenso, con la leggendaria ipocrisia linguistica delle cattive coscienze, è tutto un fiorire di stage, aggiornamenti, volontariato.
Ecco, volontariato è l’ultima parolina magica. Avete preso laurea e specializzazione? Vi siete

iscritti all’Iva (per i giovani archeologi è indispensabile)? Mica vorrete anche essere pagati? Così si moltiplicano le occasioni in cui si cercano «volontari» magari con la scusa di ulteriori occasioni di «formazione». Ora, secondo la denuncia della Confederazione italiana archeologi, dalla Sicilia arriva l’ultima novità: un bando in cui ai volontari viene chiesto non solo di lavorare ma anche di contribuire alle spese con 500 euro. «Si è passati dalla cronica mancanza di lavoro – scrivono scandalizzati gli archeologi – alla corsa al ribasso dei compensi, seguita dalla crescente richiesta di prestazioni non retribuite, per arrivare alla richiesta di pagamento per svolgere prestazioni qualificate». Per ora il caso è solo siciliano. Che c’entra Roma? Vi chiederete. È qui che i proverbi fiorentini diventano illuminanti: «Meglio avere paura…».

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_13/archeologi-se-si-paga-lavorare-99a25fc8-3802-11e7-ad4d-8609abc1aa8e.shtml